Corriere della Sera, 25 settembre 2026
Emilia-Romagna, il governo contro la legge sul fine vita
Il Consiglio dei ministri, ieri, ha impugnato la legge dell’Emilia-Romagna sul fine vita. Scatenando così non solo l’ira del governatore dem Michele de Pascale, che accusa il governo di cercare lo «scontro politico», ma anche le critiche di parte dell’opposizione.
Il governo aveva già impugnato di fronte alla Corte costituzionale le leggi regionali di Toscana e Sardegna che regolavano tempi e modi del suicidio assistito, nel quadro dei paletti della Corte costituzionale (patologia irreversibile, sofferenze intollerabili, necessità di trattamento vitale). E, ieri, lo ha fatto anche con il testo licenziato a luglio del consiglio regionale dell’Emilia-Romagna: «La legge ha violato una serie di profili di competenza esclusiva dello Stato, demandando alle linee guida regionali la definizione di una serie di requisiti, con ciò eludendo i vincoli posti sul punto dalla Consulta», è la motivazione di Palazzo Chigi. «Inoltre, nonostante le proposte di impegno alla modifica assunte dalla Regione, l’impianto non garantisce in modo adeguato e concreto la previa effettiva messa a disposizione di un percorso personalizzato di cure palliative e altri sistemi di supporto per evitare il ricorso al suicidio».
«L’impugnativa è scontro politico su elementi di assoluto dettaglio che siamo pronti ad affrontare», è stata la reazione del presidente della Regione, Michele de Pascale. Che però ha notato come «per la prima volta il governo riconosce la titolarità delle Regioni a legiferare sul tema del suicido medicalmente assistito, un fatto importante. Riconoscendo la titolarità delle Regioni ammette infatti indirettamente la gravissima carenza della maggioranza parlamentare nel non fare una legge nazionale».
Il capogruppo del Pd al Senato Francesco Boccia chiede al governo di lasciare «legiferare il Parlamento, invece di impugnare leggi regionali»: «L’esecutivo sa dire solo dei no. Si lascino liberi senatrici e senatori di confrontarsi e votare secondo coscienza, senza imposizioni del governo e senza discipline di maggioranza» per arrivare a una legge nazionale. «Una vigliaccata di un governo centralizzatore», attacca Riccardo Magi (+Europa).