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 2026  settembre 25 Venerdì calendario

Alcuni componenti degli F-35 sono finiti in mano cinese

Trump ha steso il tappeto rosso per Xi Jinping. Un’accoglienza calorosa e attesa. Le intelligence, invece, hanno srotolato un filo di indiscrezioni sul ruolo cinese in supporto agli avversari degli Usa. Anche questo un menù prevedibile.
Le notizie apparse sui media rappresentano dei richiami, in quanto contengono risvolti in parte noti. E partiamo da un articolo del Wall Street Journal: la Cina, secondo il quotidiano, ha inviato in Iran un alto numero di componenti necessarie alla produzione di missili e droni. Carichi arrivati dopo l’inizio del conflitto e proseguiti nel tempo. Una filiera alimentata con aerei cargo.
Sempre Pechino ha assistito gli Houthi, movimento alleato di Teheran. Sul piano commerciale ma anche militare. Spesso si è trattato di materiale suscettibile di impiego civile e bellico. Una spedizione intercettata nel porto di Aden ha portato alla scoperta di parti che possono essere usate per la produzione di armamenti.
La terza rivelazione è imbarazzante per gli americani. Parti del caccia F-35 destinate all’Australia sono finite per errore ad Hong Kong e, poi, in mano cinese. Il Pentagono ha aperto un’inchiesta per capire come sia stato possibile un errore così grave: c’è il timore che alcune caratteristiche del velivolo, oggi in dotazione a molti Paesi occidentali (Italia inclusa), siano ora a disposizione del concorrente. A questo proposito va ricordato che la recente decisione della Casa Bianca di vendere una quarantina di F-35 all’Arabia Saudita è stata seguita da voci allarmate per il timore che si crei un varco nella sicurezza, con la superpotenza asiatica in grado di impossessarsi di dati usando l’ottimo rapporto con Riad. Sono preoccupazioni ricorrenti, a volte amplificate, però parte inevitabile del confronto-scontro.
Nelle scorse settimane si è parlato a lungo delle foto satellitari fornite da Cina e Russia ai pasdaran, immagini sfruttate – secondo alcune tesi – per condurre attacchi mirati sulle basi statunitensi nel Golfo. E altrettanto frequenti sono stati gli inviti, da parte dell’Fbi, a stare in guardia davanti alla sfida rappresentata dallo spionaggio cinese con incursioni nel settore economico, industriale e della difesa.
Un avvertimento accompagnato dalle parole pragmatiche del presidente americano. Alla vigilia del summit con Xi ha dichiarato: loro spiano noi, come noi spiamo loro. E l’intelligence non ha avuto problemi a confermare. Il numero due della Cia, Michael Ellis, ha detto la stessa cosa in pubblico spiegando come l’agenzia deve aumentare l’azione contro le compagnie cinesi, una risposta a quanto fanno gli uomini e le donne al servizio di Pechino.