Corriere della Sera, 25 settembre 2026
Difesa e «Super intelligenza» Xi a Trump: evitiamo lo scontro
«Stabilità strategica» è la parola d’ordine di Xi Jinping alla Casa Bianca, come già nel viaggio di Donald Trump a maggio in Cina. Nessuno si aspetta accordi significativi dopo le tre ore passate insieme ieri, seguite dalla cena di Stato. Nel suo discorso prima dei colloqui a porte chiuse, il presidente americano ha detto che i temi sul tavolo sono «sicurezza, tecnologia e Super Intelligenza» (termine che ha deciso di usare per l’Intelligenza artificiale), ma soprattutto ha sottolineato la loro «amicizia davvero grande».
Le dichiarazioni di Xi sono state meno personali: dopo aver menzionato il rispetto reciproco, ha parlato di geopolitica e del desiderio che le aziende cinesi abbiano accesso al mercato americano. Xi ha ripetuto un altro dei suoi termini preferiti: la «trappola di Tucidide» (l’idea che una potenza dominante e una emergente siano destinate a scontrarsi), spiegando che lo si può evitare e che «il grande risorgimento della nazione cinese e Make America Great Again possono andare mano nella mano» se la competizione tra loro sarà «sana e tenuta entro dei limiti», come «una corsa per raggiungersi a vicenda, non una zuffa in cui uno perde e l’altro vince». Quando Xi parla di «relazione di stabilità strategica» usa un termine che viene dalla dottrina della deterrenza nucleare: Pechino vuole che Washington accetti di limitare le proprie sfide alla Cina.
E le sfide sono tante. La tregua commerciale è stata estesa fino al 10 gennaio, però il segretario al Tesoro Bessent l’ha paragonata a una «partita di pallanuoto» in cui i cinesi sembrano seguire le regole ma sotto la superficie «danno calci». L’agenzia Xinhua annuncia che sono stati raggiunti accordi commerciali senza per ora fornire dettagli. Forse Xi prometterà di comprare più prodotti agricoli (tema caldo in vista del midterm) ma l’aveva detto a maggio e non l’ha fatto. Xi afferma che l’Intelligenza artificiale deve restare «sotto controllo umano», riconoscendo i rischi più di Trump almeno a parole, ma sarà difficile risolvere le divergenze con Silicon Valley che accusa le aziende cinesi di AI di copiare la tecnologia americana.
E poi c’è Taiwan: il Quotidiano del Popolo, organo del partito comunista cinese, scriveva alla vigilia della visita che i movimenti di indipendenza taiwanesi dovrebbero essere visti dai due Paesi come «un nemico comune» che minaccia la stabilità e molti si aspettano che Xi cercherà di convincere Trump a rimandare ancora la vendita di un pacchetto d’armi da 14 miliardi di dollari all’isola, «congelata» a maggio. Trump l’ha definita un’ottima «pedina di scambio» (chiederà a Xi di premere sull’Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz?). Sia nella base Maga che tra i repubblicani al Senato c’è chi si dice apertamente contrario a questa accoglienza sontuosa di Xi. Il leader cinese ha invitato ieri 100 mila americani a studiare nel suo Paese nei prossimi 5 anni; ma quando Trump disse che voleva altri 600 mila studenti cinesi negli atenei Usa, la base Maga si ribellò. Xi sembra aver calcolato che il modo migliore per gestire gli Stati Uniti sia di coinvolgere Trump in incontri spettacolari ma di poca sostanza.