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 2026  settembre 25 Venerdì calendario

Ora la premier «avverte»: in Aula per la legge elettorale

In pubblico lo escludono (quasi) tutti, in privato non parlano d’altro. L’ipotesi di un voto anticipato in primavera – magari agganciato alla tornata elettorale delle amministrative nelle grandi città – aleggia ovunque. Prima c’è la legge elettorale da portare a casa. Ieri la premier in Consiglio dei ministri ha avvisato le truppe: «Se il governo andrà sotto alla Camera ne dovremo trarre le conseguenze». Su due articoli ci sarà la fiducia, posta ieri in Cdm dal governo, ma il voto finale sarà, con ogni probabilità, segreto. Per l’occorrenza sono tutti convocati. «A partire dai sottosegretari che spesso si trovano in missione mettendo a rischio i numeri della maggioranza». Non si segnalano manovre, per ora, dei franchi tiratori (ma è presto e la pensione fa gola a tutti).
Ufficialmente quello di Meloni in Cdm è stato l’unico accenno chiaro alla possibilità di ritorno anticipato alle urne, ma come conseguenza di un incidente e non come spinta o volontà politica di Palazzo Chigi. L’aria di campagna elettorale però si respira anche da queste parole: «Se ci sarà un candidato premier vero di centrosinistra non ho problemi ad accettare un confronto. Io sono ferma alle proposte dei vari Speranza di usare il partigiano come prestanome da candidare premier, per fregare la gente, per non dire prima del voto chi guiderà un governo di sinistra in caso di vittoria», ha detto Meloni intervistata in occasione della festa del Tempo. Dove rivolge un ringraziamento a «quelle forze politiche che, anche all’opposizione, ci hanno dato una mano sul nucleare, segnatamente Azione»: «Calenda dimostra che ci sono politici che sanno andare oltre gli steccati». Fuori dalla maggioranza, invece, un nuovo alt è rivolto a Roberto Vannacci e Futuro nazionale: «Gli italiani hanno già chiaro quale sia il voto utile, quello per una maggioranza pronta a governare e non ricattabile».
Già, ma quando? I segnali di una possibile accelerazione verso le urne anticipate, se pur smentiti dalla premier in tutte le occasioni, sono oggetto di dibattito: dalla sospensione del bollo fino al decreto «identitario» sulla scuola, passando dalla mancata uscita dalla procedura d’infrazione che potrebbe limitare i sogni di una manovra espansiva. Anche se, ha spiegato sempre ieri Meloni, «in manovra andremo avanti sul taglio delle tasse con un’attenzione al ceto medio». E per quanto riguarda l’immigrazione la premier ha tenuto a dire «che l’Italia non è più il campo profughi d’Europa». Un traguarda da rivendicare, magari il prima possibile.
Dietro le quinte il tramestio elettorale non manca. L’altro giorno il ministro Francesco Lollobrigida, plenipotenziario di Fratelli d’Italia, durante una riunione ha preso carta e penna per buttare giù le liste elettorali di Via della Scrofa. Per chi lo conosce si trattava di un divertissement tipo parole crociate, per chi poi lo è venuto a sapere è stata l’ennesima briciola caduta sul sentiero che porta alle urne in primavera. Così come non sfugge l’attivismo di FdI in Sicilia per chiudere l’accordo con Sud chiama Nord di Cateno De Luca. Ora si tratta affinché De Luca ottenga «in prestito» due deputati da FdI per formare una componente nel gruppo misto, affinché debba raccogliere solo 1.500 firme a collegio per correre alle prossime elezioni, agganciate anche a quelle regionali in Sicilia. In ballo: due posti sicuri e un sottosegretario in caso di vittoria. Indizi e suggestioni. Gianfranco Fini avvistato in Transatlantico ragiona: «Sul voto anticipato ci sono pro e contro con variabili che esulano anche dal governo, tuttavia una campagna elettorale d’estate, con il caldo che abbiamo appena patito, e un voto a settembre li vedo complicati». Lega e FI in pubblico si rifanno alle parole di Meloni («voglio arrivare a fine mandato»), ma parlano anche dell’opposto. Il sottosegretario leghista Federico Freni due giorni fa scherzava con i colleghi: «Se dovessi scommettere un euro lo investirei su aprile, massimo maggio».