Corriere della Sera, 25 settembre 2026
Scuola, via libera al decreto. Meloni: basta classi ghetto
Il divieto di burqa e niqab scatterà da subito. Assieme alle sanzioni, fino a mille euro, per i genitori della ragazzine che lo indossano. E alle multe per papà e mamme di bimbi con difficoltà di inserimento che, segnalati ai servizi sociali, rifiutano i nuovi corsi gratuiti di italiano. Inizierà invece con le nuove iscrizioni il rispetto del tetto massimo di 3 alunni stranieri su 10 in una classe – per chi non è nato in Italia oppure non ha fatto due anni di scuola dell’infanzia o tre di primaria o media – con lo spostamento di quelli in eccedenza.
Il decreto scuola è stato varato ieri dal Consiglio dei ministri, accompagnato dalla soddisfazione della premier Giorgia Meloni «fiera per la fine delle classi ghetto», dalle accuse del centrosinistra che, con la leader dem Elly Schlein, parla di «decreto che caccia i bimbi stranieri dalle classi».
Una bozza che prevedeva l’allontanamento degli studenti dai genitori che disobbediscono all’obbligo di frequentare i corsi di italiano, circolata prima del Consiglio dei ministri e rilanciata dall’Ansa, è stata smentita dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara: «Vi pare che allontaniamo i ragazzi dalle famiglie? Non so chi vi dà queste bozze. Evidentemente qualcuno dell’opposizione». Parole cui ha risposto la dem Ilenia Malvasi: «Invece di scaricare sull’opposizione si assuma la responsabilità di un decreto vergognoso».
«A scuola si va a viso aperto e nessuno in Italia, a nome di una presunta o vera tradizione, deve coprirsi il volto. Mi stupisce che la sinistra non sia d’accordo», ha detto la premier intervistata da Daniele Capezzone alla festa del Tempo definendo «l’opposizione a certe norme incomprensibile e spaventosa». Quindi ha risposto agli attacchi: «Nessuno vuole cacciare i bambini. L’obiettivo è una scuola che integra senza rinunciare alle regole, che sostiene chi ha più difficoltà e mette tutti nelle condizioni di partire dallo stesso punto».
Il ministro Valditara ha rivendicato il supporto ai genitori: «La scuola ha l’obbligo di segnalare ai servizi sociali e questi disporranno un percorso di lingua italiana». Poi ha tentato di disinnescare la polemica sul botta e risposta tra la premier e il Quirinale. Dopo il richiamo fatto dal capo dello Stato all’articolo 34 della Costituzione, sulla scuola aperta a tutti, Meloni aveva citato una circolare firmata da Mattarella quando era ministro dell’Istruzione che raccomandava, «ove possibile», di non superare il tetto di 5 alunni di uno stesso gruppo linguistico per classe per favorirne l’integrazione. «Il nostro obiettivo – ha aggiunto – è mettere al centro la lingua italiana come grande strumento di integrazione. Conoscerla significa integrarsi. Nulla a che vedere con vecchie circolari, che erano raccomandazioni, non avevano valore cogente come la legge, non erano vincolanti». Poi l’annuncio sugli istituti tecnici e professionali che si chiameranno «licei».
Duri gli attacchi delle opposizioni al decreto. Prima e dopo la smentita sull’allontanamento dei bimbi dalle famiglie. Schlein parla di «caccia alle streghe sulla pelle dei bambini». Il leader M5S Giuseppe Conte prevede «una montagna di ricorsi al Tar. Meloni e Valditara hanno messo nero su bianco uno spot ideologico indegno, inapplicabile e calato dall’alto». Riccardo Magi denuncia: si «inventa la minaccia impellente dell’islamizzazione frutto di una propaganda becera al rimorchio di Vannacci». Ma anche il vannacciano Rossano Sasso paradossalmente attacca: «Operazione di maquillage».
Il vicepremier Matteo Salvini invece ringrazia il ministro leghista, Valditara, per aver messo ordine «in quella che in alcune periferie è una giungla». E aggiunge: «Il problema non è la nazionalità, la religione o il colore della pelle. Ma avere troppi bimbi che in classe non parlano bene l’italiano, che rende complicato il processo educativo».
Resta solo l’ultimo passaggio. E nel vortice di sospetti e veleni che ha accompagnato il giallo della bozza smentita (o ripudiata) qualcuno a destra ha cominciato a chiedersi se Mattarella intenda respingere il decreto. Il ministro Foti (FdI) pensa di «no, anche perché quello che noi abbiamo messo in legge è soltanto quello che altri hanno scritto nelle circolari».