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 2026  settembre 24 Giovedì calendario

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Sui banchi e sulle cattedre per il nuovo anno scolastico studenti e insegnanti potranno avere un libro in più, Tutti per uno, economia per tutti, per scardinare non solo una resistenza atavica verso il mondo economico, ma anche per combattere quegli stereotipi di genere che, ancora, continuano a crescere proprio nelle aule, a cominciare dalle materie Stem. Un grimaldello, per le scuole secondarie, di primo e secondo grado, inserito nelle ore di educazione civica come è giusto che sia l’educazione finanziaria, promossa da Banca d’Italia con il Ministero dell’istruzione e del merito e con Consob, Ivass e Covip. «È dal 2009 che lavoriamo a questi progetti a cominciare dal Museo Moneta riflette Magda Bianco, Capo del Dipartimento Tutela della clientela ed educazione finanziaria della Banca d’Italia durante il simposio Stereotipi di genere e sviluppo delle competenze organizzato con Invalsi all’interno del Convegno Learning for Democracy alla Sapienza ma la svolta è arrivata dopo la legge 5 marzo 2024, che ha inserito l’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale tra i contenuti dell’educazione civica, questo è il secondo anno scolastico. Non solo. Dal 2021 abbiamo avviato il sostegno a corsi di laurea per la formazione degli insegnanti coinvolgendo finora oltre 15mila studenti».
È infatti nelle mani dei professori volenterosi che l’educazione finanziaria in sette ore di corso può aiutare non solo a ridurre il gap di conoscenze economiche tra giovani italiani ed europei (rapporto Ocse Pisa 2022: punteggio italiano 484, media Ue 498) ma anche il gap di genere.
«Anche l’ultimo studio Bocconi-Invalsi svolto su 1.400 insegnanti, 18.700 studenti in 102 scuole del Nord Italia sottolinea Michela Carlana, Associate Professor of Public Policy all’Harvard Kennedy School e Visiting Associate Professor of Economics all’Università Bocconi ha mostrato come gli stereotipi di genere, della serie le materie Stem non sono per le donne, vengano indirettamente e magari inconsapevolmente dagli stessi insegnanti, dalla loro educazione o dai loro comuni di origine. E la maggior parte degli insegnanti sono donne.
Così il gender gap si forma tra la quinta elementare e la terza media. I dati sono evidenti: buoni test Invalsi alle elementari, dati peggiori in terza media». Più informazione, più manifestazioni scientifiche (come Girls code better), più role model possono migliorare la situazione. In particolare l’educazione finanziaria è fondamentale se è vero com’è vero che il gender gap a livello lavorativo comincia dallo stipendio (le donne in Italia guadagnano all’ora il 5,6% e all’anno il 20% in meno rispetto agli uomini, rilevazioni Inps 2024) e finisce con la pensione (tra il 34% e il 47% in meno secondo gli ultimi rilevamenti patronato Inca-Cgil). «Meno sai, meno guadagni, meno sei indipendente e meno pensione avrai, un effetto palla di neve ragiona Carmela Aprea, cattedra di Didattica dell’Economia e del Commercio presso l’Università di Mannheim Le competenze Stem e finanziarie interrompono questo circolo. Ma attenzione al Pink finance boom: si vendono corsi finanziari a costi esorbitanti che tagliano fuori soggetti deboli come le single».
L’educazione finanziaria insomma non deve diventare un business che penalizza due volte le donne, meglio ancorarsi alla scuola anche se secondo i dati dello scorso anno scolastico su 4.200 scuole solo il 13,5% aveva un insegnamento pianificato. Per questo Banca d’Italia ha quasi raddoppiato l’offerta con 226 percorsi che coinvolgeranno più di 2.500 ragazze e ragazzi in tutta Italia anche con percorsi anche online.