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 2026  settembre 24 Giovedì calendario

L’antisemitismo divide anche la sinistra francese: Ségolène Royal assaltata dagli altri candidati alle primarie

Anche i socialdemocratici francesi si dividono sull’antisemitismo, mentre si apre per loro la campagna per le presidenziali del 2027. Se in Italia Elly Schein ha deciso – alla fine di un difficilissimo e molto contestato dibattito interno – di schierare il partito democratico sul No, rivendicando di essere “l’unica leader italiana che ha sangue ebraico” per contestare un ddl che di fatto equipara ogni critica a Israele e al suo governo all’antisemitismo, a Parigi la miccia si è innescata al primo dibattito fra i cinque candidati alle primarie socialiste, mercoledì sera negli studi di LCI. Ad accendere il confronto è stato un appello di Ségolène Royal agli ebrei francesi di “denunciare le azioni di Benjamin Netanyahu” nella Striscia di Gaza: “Di fronte alla crescita molto preoccupante dell’antisemitismo in Francia dovuta non a Israele ma ai suoi attuali dirigenti – ha detto la candidata Ps, già ministra di François Hollande che ora torna a correre per l’Eliseo venti anni dopo la sconfitta alle presidenziali contro Nicolas Sarkozy -, credo che bisognerebbe che più voci israeliane ed ebraiche si debbano levare per dire che quello che succede è assolutamente intollerabile”. Con lei in studio c’erano il segretario Ps Olivier Faure e il socialista Jérôme Guedj, Raphael Glucksmann di Place Publique e Emmanuel Morel, deputato della Gauche democratica e repubblicana.
Le parole di Royal sono un’”intimazione incredibile agli ebrei francesi”, ha immediatamente reagito Guedj: “Non è stato chiesto ai musulmani francesi di alzare la voce per prendere le distanze dai crimini commessi dall’Isis, fortunatamente, perché sono francesi prima di essere musulmani”. Per Glucksmann “non spetta agli ebrei denunciare Netanyahu, ma ai democratici”, ha detto, aggiungendo che “bisogna fare attenzione alle parole che si usano” in un contesto “esplosivo” per l’aumento dell’antisemitismo in Francia, soprattutto dall’attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre 2023. Il fondatore di Place Publique ha anche appoggiato il principio delle sanzioni contro il primo ministro israeliano per dimostrare che per i crimini commessi da Israele a Gaza “c’è un prezzo”.
Come ha fatto notare Le Monde, la “lezione” di questo primo dibattito tra i concorrenti social-democratici all’Eliseo è che se “sui temi di fondo vi è un consenso relativamente ampio, in particolare sulle questioni economiche e sociali”, è invece il conflitto in Medio Oriente a dividere a sinistra. Per non dire poi prima dell’altra grande spina rappresentata dalla strategia di alleanza con La France insoumise, il partito della sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon, il solo esponente della gauche che finora, per tutti i sondaggi, può ambire ad accedere al ballottaggio del 2 maggio 2027 contro Marine Le Pen, la leader del Rassemblement National, in concorrenza con il centrista di Horizons Edouard Philippe.
Ieri, dunque a metà serata, dopo che i cinque candidati avevano discusso del caro energia, della guerra in Ucraina e della minaccia russa, il dibattito si è orientato sul conflitto in Medio Oriente. Al centro delle controversie, l’uso del termine “genocidio”, rivendicato da Olivier Faure, condiviso da Ségolène Royal, ma respinto da Glucksmann che preferisce parlare di “crimini contro l’umanità” e “crimini di guerra”.
E oggi, giovedì, è la comunità ebraica di Francia a reagire alla polemica: “Esortare gli ebrei a prendere posizione su Gaza e non gli antisemiti a smettere di prendersela con gli ebrei in nome di un conflitto che si svolge a tremila chilometri di distanza, significare attribuire agli ebrei la responsabilità dell’odio di cui sono vittime”, ha osservato Yonathan Arfi, presidente del Crif, il Consiglio delle istituzioni ebraiche di Francia, che ha accusato la Royal di “tradire l’ideale repubblicano”. Ariel Goldmann, presidente della Fondazione per l’Ebraismo francese, si è rivolta direttamente alla socialista su X chiedendole se “avrebbe mai pensato di chiedere ai musulmani di Francia di mobilitarsi per denunciare la dittatura in Algeria o la sanguinosa repressione in Iran?”. Tra i responsabili politici ad aver reagito c’è Aurore Bergé, ministra macronista per la Lotta alle discriminazioni: “Non un solo ebreo di Francia è responsabile della situazione a Gaza”, ha detto, ritenendo che “essenzializzare e attribuire colpe” porti appunto all’antisemitismo. Ségolène Royal si è difesa dagli attacchi e ha spiegato su X: “Ecco cosa ho detto: bisogna sostenere e incoraggiare gli israeliani che si oppongono al regime del criminale di guerra Netanyahu. Non ho mai essenzializzato i nostri connazionali di fede ebraica”.