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 2026  settembre 24 Giovedì calendario

I punti deboli degli acquisti militari americani fatti dalla Germania

Il primo F-35 tedesco ha la croce della Luftwaffe sulla coda e un contratto che Berlino non ha negoziato. Boris Pistorius, ministro della Difesa, lo ha ritirato venerdì scorso a Fort Worth, in Texas, negli stabilimenti Lockheed Martin. Tre giorni prima, al Pentagono, aveva firmato con Pete Hegseth un’intesa per saldare le industrie belliche dei due Paesi “a vantaggio reciproco”. Hegseth ha indicato la Germania come esempio per tutta la Nato nella corsa verso il 5% del Pil in spesa militare. Le carte raccontano un’altra storia. Die Zeit e Zdf, la tv pubblica tedesca, hanno esaminato decine di documenti riservati sui contratti Foreign Military Sales, il canale con cui si comprano armi da Washington e non dalle aziende. Dal 2022 Berlino ne ha firmati 106, per circa 30 miliardi di euro, manutenzione esclusa. Il ministero parla di “oltre 20 miliardi”. Le stime americane fissano tetti sopra i 40 miliardi di dollari.
Altri 20 acquisti sono già in lista: bombe plananti, siluri, ricevitori gps, radio. Le regole le scrive una parte sola. Sono “stabilite dagli Stati Uniti e non negoziabili”, ha ammesso il ministero in una lettera alla Commissione Bilancio del Bundestag, il parlamento federale. Si paga in anticipo: per 35 caccia, circa 10 miliardi di euro in tutto, 4 già inviati. La piena operatività è attesa solo nel 2032. Gli aumenti di prezzo li copre Berlino. Niente garanzia. Nessun tribunale in caso di lite. Washington può sospendere consegne e manutenzione in ogni momento, se lo esige “l’interesse nazionale degli Stati Uniti”. Sui Chinook, gli elicotteri della Boeing, il conto è già salito di 631 milioni. Poi c’è il software. La Germania, scrive il ministero, non ha “accesso completo ai codici”. Di kill switch a Berlino non vogliono sentir parlare, ma senza aggiornamenti e rete del programma il caccia perde capacità. L’esperto di sicurezza Nico Lange taglia corto: “Se gli americani smettono di supportarli, gli F-35 tedeschi non volano”. Pistorius, a Fort Worth, ha risposto così: “Mi fido dell’amministrazione americana”. Alternative non ce n’erano. Le bombe atomiche Usa custodite a Büchel possono salire solo su un F-35, e il caccia europeo di nuova generazione, il Fcas, si è arenato. Andreas Schwarz, relatore Spd sul bilancio della Difesa, ha sintetizzato: “Nella vita a volte si vince, a volte si perde”. Berlino ha comprato anche lo scudo israeliano Arrow 3 e lo ha messo al centro dello European Sky Shield, l’ombrello antimissile offerto agli altri europei insieme ai Patriot Usa. È la catena della leadership tedesca: la Germania vende sicurezza al continente, ma la compra a Washington, alle condizioni che decide la Casa Bianca. Ieri sera il ministro degli Esteri, Johann Wadephul, ha parlato al Consiglio di sicurezza dell’Onu della guerra in Ucraina. Lo ha fatto da ospite, non da membro: a giugno la Germania ha perso la corsa al seggio non permanente, battuta da Austria e Portogallo, e ne ha dato la colpa anche a una campagna di Mosca. Il Cremlino ha mandato a New York l’omologo, SergeJ Lavrov. Per Berlino era comunque il momento di attaccare la Russia, e il pretesto c’era: un altro drone è stato trovato vicino a un aeroporto in Sassonia-Anhalt, di chi sia non si sa. Il copione è noto: il 4 agosto un drone esplosivo era stato scoperto a Lipsia accanto a cargo ucraini, e Berlino ne aveva attribuito il tentato attentato alla Russia, che nega. La settimana scorsa altri frammenti, simili per costruzione al drone di Lipsia, sono spuntati vicino alla base di Wunstorf, in Bassa Sassonia, dove sono schierati gli A400M: un pezzo, secondo i media tedeschi, usciva da una stampante 3D. Contro Mosca, Berlino alza la voce. Con Washington firma, e paga in anticipo.