repubblica.it, 24 settembre 2026
Se questo è il mondo in cui Meta censura Virginia Woolf
La notizia è che un teatro di 193 posti di Barcellona, il Teatro del Raval, appena riaperto, decide di mettere in scena un adattamento di Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf e di pubblicizzare riapertura e spettacolo sulle piattaforme gestite da Meta (Facebook e Instagram). Meta blocca la pubblicità motivando che “qualsiasi menzione di diritti civili, femminismo o riforma sociale viene solitamente classificata dal nostro sistema automatico come temi sociali e quindi filtrata”. La soluzione proposta è rimuovere alcune parole chiave.
Per me, la parola chiave di questa risposta di Meta è l’aggettivo “automatico”. È evidente, che le macchine e, soprattutto, coloro che le hanno programmate ritengono “automaticamente”, e anche forse “inconsciamente”, i temi sociali, il femminismo, l’attivismo, il pensiero critico alla base di tutte e tre le cose e Virginia Woolf medesima divisiva. Dunque, è necessario capire, in questa divisione del mondo operata dal pensiero critico, da Virginia Woolf e le sue opere, dove vogliamo stare.
Pensare significa proprio staccare l’automatismo delle risposte. La parola chiave è l’aggettivo “automatico”. Una stanza tutta per sé raccoglie (e amplia) due conferenze tenute da Virginia Woolf alla fine dell’ottobre 1928 alla Arts Society di Newnham e alla Odtaa di Girton, due scuole universitarie femminili, la richiesta dei committenti è parlare del rapporto tra donne e romanzo. Woolf risponde che il rapporto tra donne e romanzo passa per una stanza in cui chiudersi e la disponibilità di denaro. Prima delle idee, delle aspirazioni, delle ispirazioni, delle tecniche e dei sogni, per scrivere servono una stanza e un po’ di soldi. Non è nemmeno necessario essere un uomo perché scrivere non ha a che fare con sesso e genere, ma con una stanza e un po’ di soldi. È una cosa pratica scrivere. Ci sono ovviamente tante altre cose, soprattutto un tono, tipico di Virginia Woolf che trilla, sempre. Suona. Sfotte, anche.
“Convenzione impone che ogni discorso si chiuda con una raccomandazione. E una raccomandazione diretta alle donne dovrebbe avere qualcosa, converrete, di particolarmente esaltante e nobilitante. Dovrei implorarvi di ricordare le vostre responsabilità, di essere più elevate, più spirituali, dovrei rammentarvi quanto dipenda da voi e che influenza potete esercitare sul futuro. Questo tipo di raccomandazioni, tuttavia, possono tranquillamente essere lasciate all’altro sesso che le pronuncerà, anzi le ha già pronunciate, con una eloquenza assai maggiore di quella a mia disposizione. Rovistando nella mia testa non trovo nobili sentimenti riguardo l’essere compagni e pari e l’influenzare il mondo per fini più elevati. Trovo me stessa che dice, brevemente e banalmente che è più importante essere sé stessi che qualsiasi altra cosa. Non sognate di influenzare gli altri, vorrei dire, se sapessi come dirlo facendolo sembrare esaltante. Pensate alle cose in sé, a come sono” (la traduzione è di Maria Antonietta Saracino).
E quindi, nella divisione del mondo operata dal pensiero critico, dal tono comico ed esatto di Virginia Woolf e dal suo ribadire il fondamento pratico della creazione artistica e intellettuale, il fatto che non è una conseguenza di sesso e genere, noi, da che parte vogliamo stare?
Io voglio stare nella parte di mondo dove i temi sociali non sono divisivi ma, anzi, creano comunità. Nella parte di mondo dove si pensa alle cose in sé, come sono (un teatro che riapre, un testo formidabile e allegro). Nella parte di mondo dove automatico è aggettivo per i distributori di cose, non di pensieri o di senso. Nella parte di mondo dove Sarah Connor, dopo essere sfuggita a una strage in cui sono morte altre donne, si trova a combattere contro le macchine, contro Terminator. Ecco, dopo aver lottato contro questo tipo di oscene risposte automatiche – no more donne please, not here, non now – tra gli esseri umani, ora si ricomincia con le macchine. E le macchine saranno più feroci perché, diversamente dagli esseri umani, sono progettate per dare risposte automatiche.