repubblica.it, 24 settembre 2026
Superbonus, sequestrati quasi 153 milioni al patron della Juve Stabia
Lavori fantasma per centinaia di migliaia di euro, mai neppure iniziati oppure avviati solo in parte, finanziati con le agevolazioni del superbonus 110 per cento. Un affare che, secondo la Procura di Napoli diretta da Nicola Gratteri, avrebbe consentito all’imprenditore Alfredo Guerri, 53 anni, attivo nei settori delle costruzioni e della riqualificazione energetica, da fine luglio nuovo proprietario della società calcistica di serie B Juve Stabia, di accumulare 152,9 milioni di crediti d’imposta non dovuti. Somma che adesso viene sequestrata per ordine della giudice Federica De Bellis che ha accolto la richiesta del pm Luigi Landolfi, titolare con la procuratrice aggiunta Giuseppina Loreto delle indagini della Guardia di Finanza. Il reato ipotizzato è truffa, gli episodi al centro di verifiche sono oltre sessanta, relativi a lavori in condomini quasi tutti in provincia di Napoli.
Nell’ambito di un’inchiesta parallela condotta da un altro ufficio inquirente – la Procura di Napoli Nord diretta da Domenico Airoma, che a luglio aveva ottenuto un sequestro analogo nei confronti di Guerri -, la stessa Procura ha notificato all’imprenditore una misura interdittiva del divieto di esercitare l’attività per la durata di un anno, chiesta dal pm Giovanni Corona con la procuratrice aggiunta Maria Di Mauro.
La doppia svolta nelle indagini sul superbonus rischia ora di avere effetti anche sulla Juve Stabia, club che Guerri ha rilevato nei mesi scorsi nell’ambito della procedura di amministrazione giudiziaria avviata dal pool anticamorra con la Direzione nazionale antimafia per sospetti condizionamenti malavitosi nella precedente gestione. Oggi è in programma l’udienza davanti alla sezione misure di prevenzione.
Al centro dell’inchiesta della Procura di Napoli c’è la società La “Alfredo Guerri srl”, poi incorporata nel giugno 2024 dalla Domus. Le indagini sono partite dalla denuncia presentata nel 2023 dall’amministratore di un condominio di Casoria e dal proprietario di un immobile a Pescocostanzo, in Abruzzo. Quest’ultimo, in particolare, dopo aver dato mandato all’impresa di Guerri di predisporre uno studio di fattibilità sulla possibilità di accedere al superbonus, non aveva poi sottoscritto alcun contratto di appalto. Ciò nonostante, consultando il cassetto fiscale, era venuto a conoscenza di un credito d’imposta a favore di Guerri per oltre 30mila euro.
Così sono partiti gli accertamenti sulla documentazione. Gli investigatori desumono un “enorme divario” tra le fatture ricevute, relative ai costi sostenuti, e quelle emesse.
I magistrati ipotizzano un “meccanismo fraudolento” fondato sulla predisposizione e utilizzazione di documentazione falsa diretta a creare in capo a ciascun condominio crediti d’imposta privi dei presupposti di legge perché intervenuta prima dell’esecuzione dei lavori. Sulla carta veniva attestato uno stato delle opere completamente differente da quello reale. Con due modalità operative: se i lavori non erano mai partiti, un professionista asseverava uno stato di avanzamento fasullo che generava fatture per operazioni inesistenti e da qui i crediti d’imposta.
Quando invece i lavori erano iniziati, ma si trovavano in una fase diversa da quella rappresentata nella documentazione, il professionista attestata una data di inizio diversa se non anche l’avvenuta esecuzione di opere mai seguite o concordate.
Nel suo decreto di sequestro, la giudice De Bellis parla di condotte “allarmanti” dalle quali emerge “spregiudicatezza”. Una parte dei crediti, è emerso dalle indagini, è stata già ceduta a terzi da Guerri e questo costituisce uno degli elementi che ha spinto il giudice a disporre il sequestro. Guerri potrà replicare alle accuse nei successivi passaggi del procedimento. La difesa può proporre ricorso al Riesame contro il sequestro.