corriere.it, 24 settembre 2026
Riccardo Bossi arrestato e portato in carcere
Il primogenito di Umberto Bossi, Riccardo Bossi, è stato arrestato e condotto in carcere a Busto Arsizio dai carabinieri nella giornata di mercoledì per un cumulo di pene da scontare. Lo conferma il legale di Bossi Jr, che lo ha seguito in svariati processi che si sono celebrati nei tribunali di Varese e Busto Arsizio. Riccardo, 47 anni, nato nel 1979 dal primo matrimonio del Senatur scomparso nel il 19 marzo scorso, dovrà scontare 5 anni e 9 mesi di carcere per un cumulo di pene legato ai reati di appropriazione indebita, truffa e indebita percezione del reddito di cittadinanza. Le condanne riguardano fatti del 2011 e 2020.
Non ha a che fare col provvedimento, firmato dal procuratore della repubblica di Busto Arsizio Carlo Nocerino, il procedimento penale che vede Riccardo Bossi imputato per maltrattamenti in famiglia ai danni della madre che si è celebrato prima a Varese e che ha portato ad una condanna a un anno e 4 mesi confermata in appello e che ora si appresta ad arrivare all’ultimo grado di giudizio, dunque in Cassazione. I militari della Compagnia di Busto Arsizio hanno raggiunto Bossi nella sua abitazione e lo hanno tradotto nel carcere cittadino.
«Ho appreso dagli organi di stampa quanto accaduto a Riccardo, credo che, nella vita, ognuno sia figlio delle proprie scelte e debba assumersi personalmente la responsabilità delle proprie azioni», ha dichiarato il fratello minore Renzo Bossi, che giovedì era alla Camera per la presentazione dei discorsi parlamentari del padre Umberto, fondatore della Lega. «Non spetta a me entrare nel merito delle vicende giudiziarie che lo riguardano. Ci tengo però a precisare un aspetto familiare, anche per evitare rappresentazioni che non corrispondono alla realtà. Riccardo è figlio del primo matrimonio di nostro padre Umberto e ha avuto, da sempre, un percorso di vita separato da quello mio e dei miei fratelli, figli di Manuela». «Non si tratta di una distanza nata oggi o conseguente alle sue vicende giudiziarie. Semplicemente, tra noi non si è mai costruito un vero rapporto familiare: abbiamo vissuto vite differenti, frequentato ambienti differenti e non abbiamo mai condiviso quella quotidianità che normalmente esiste tra fratelli, nemmeno nelle tradizionali occasioni familiari come il Natale», conclude.