Corriere della Sera, 24 settembre 2026
Meno cibo tra i rifiuti, più AI in cucina. Gli italiani imparano a sprecare meno
Gli italiani sono più attenti a non sprecare cibo rispetto a un anno fa. Interpellano l’intelligenza artificiale per la gestione del frigo e pure per le ricette svuota avanzi, ma si lasciano attrarre dai packaging instagrammabili. Sono questi alcuni aspetti emersi dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International volto a misurare l’obiettivo 12.3 dell’Agenda 2030 Onu, che fissa in 369,7 grammi il target di cibo sprecato pro capite ogni settimana. «Gli italiani si stanno dimostrando virtuosi e possono farcela», dice, dati alla mano, Andrea Segrè, direttore dell’Osservatorio. Pane, formaggi, frutta e verdura, nelle italiche pattumiere finiscono oggi in media 493,7 grammi di prodotti alimentari pro capite alla settimana, «un calo netto dell’11,17% rispetto ai 555,8 grammi rilevati un anno fa. Una svolta. Si è abbattuta la soglia psicologica dei 500 grammi», dice Segrè.
Il rapporto va ben oltre lo spreco alimentare e descrive un Paese con abitudini nuove. «Abbiamo indagato l’effetto della rivoluzione digitale e dei canali social sulla gestione domestica degli alimenti». L’esito? I Millennials (nati tra ’81 e’96) e la Generazione Z (fino al 2012) hanno un rapporto fiduciario con l’AI, al punto che il 72% degli Under 35 la interrogano per sapere se è ancora commestibile il cibo scaduto da due giorni. L’AI entra in gioco anche quando si tratta di avanzi e di ricette svuota tutto: vi ricorre il 57% della Gen Z e il 48 dei Millennials. «Dati che non ci sorprendono, ma nascondono un pericolo», dice Segrè. «Affidandoci agli algoritmi impoveriamo le nostre conoscenze, ci allontaniamo dall’intelligenza alimentare e le conseguenze possono riversarsi sulla salute con un costo sociale elevato».
Sulle dinamiche di consumo influiscono anche i social. Un italiano su 4 (su 2mila persone selezionate per reddito, età e luogo ) conferma di aver acquistato un prodotto insolito, di tendenza o con un packaging instagrammabile per poi lasciarlo scadere o usarlo in minima parte. «Svuotato del suo valore reale e nutrizionale, il cibo diventa uno strumento di comunicazione usa e getta, un rifiuto da smaltire. È l’altra faccia della medaglia digitale, spinge in direzione opposta alla prevenzione degli sprechi».
Non mancano i buoni propositi. Gli italiani si rivelano propensi ad adottare comportamenti virtuosi. Il 47% è disposto a congelare i cibi che non si possono mangiare a breve, tuttavia solo l’8% donerebbe a parenti o vicini le pietanze cucinate in più. Il 36% è disponibile ad usare un alimento appena scaduto, ma solo il 25% riuscirebbe a programmare i menù giornalieri nell’arco della settimana. E se mangiando al ristorante qualcosa restasse sul piatto? Il “doggy bag” non è consolidato, scelto solo dal 15%.
Cioccolato, burro, olio, riso, wurstel, sughi e crostacei cotti finiscono nella lista degli alimenti più sprecati, ma attenzione, solo se si tratta di cittadini con un basso potere d’acquisto: «Tendono a comprare prodotti di scarsa qualità, il che diventa un doppio spreco, per il volume gettato pari al 26% oltre la media nazionale e anche per la salute».
Molteplici, poi, sono le ragioni dietro allo sperpero: frutta e verdura vanno rapidamente a male una volta portate a casa (36%), gli alimenti venduti nei negozi risulterebbero già vecchi (32), le offerte promozionali sarebbero troppo numerose (22). C’è anche chi ammette di comprare confezioni troppo grandi (23%), chi di cucinare in eccesso (21) e chi il cibo lo lascia ammuffire in frigorifero (33).
Ridurre gli sprechi e risparmiare sulla spesa è possibile. Il 29 settembre sarà celebrata a Roma la 7° Giornata Internazionale di Consapevolezza sulle Perdite e gli Sprechi Alimentari. «Un evento come leva di trasformazione sociale», dice Segrè. In diretta streaming sul canale Youtube della campagna Spreco Zero.