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 2026  settembre 24 Giovedì calendario

Israele, i partiti arabi esclusi dal voto

Trenta contro quattro hanno votato per escludere dalle elezioni il presidente del partito arabo Balad. Quasi tutti i partecipanti alla riunione della commissione elettorale, compresi i partiti dell’opposizione, compresi i Democratici di Yair Golan, la formazione erede dei laburisti. Le divisioni sono emerse quando l’estrema destra al potere ha messo sul tavolo anche la squalifica dei partiti arabi: è finita diciotto a cinque, per ora il governo può sbandierare di averli banditi.
Quella contro Sami Abu Shehadeh, leader di Balad, è stata una battaglia di Itamar Ben-Gvir, il fanatico e suprematista ministro per la Sicurezza Nazionale. Le tesi a carico del deputato arabo sono però state sostenute anche da Noam Sohlberg, il giudice a capo della Corte Suprema, e da Gali Baharav-Miara, la procuratrice generale dello Stato di solito controcorrente alle posizioni del governo. La petizione presentata da Ben-Gvir si basa su un articolo pubblicato in arabo da Abu Shehadeh l’8 ottobre del 2023, il giorno dopo i massacri nel sud di Israele, 1200 persone ammazzate dai terroristi di Hamas. Il politico definiva gli assalti «un evento storico importante, militarmente, politicamente e strategicamente». La decisione della commissione si basa su una legge israeliana che impedisce di partecipare alle elezioni (o di sedere in Parlamento) a persone o partiti che sostengano «le azioni di un’organizzazione terroristica» contro il Paese. Abu Shehadeh ha replicato di non aver mai incitato «alla violenza, mi oppongo allo scontro armato. Colpendo me vogliono zittire le voci della società araba».
Gli arabi israeliani rappresentano il 20 per cento della popolazione, sono cittadini dello Stato e votano alle elezioni. La commissione della Knesset (dominata da Netanyahu e i suoi) ieri ha voluto forzare la mano e squalificare tutti i partiti che li rappresentano.
È improbabile – come già in passato – che la Corte Suprema lasci passare la decisione. Tra gli esclusi, c’è Ra’am, il cui leader Mansour Abbas ha condannato da subito gli attacchi di Hamas, ha sostenuto dall’esterno i ventun mesi al governo di Naftali Bennett con Yair Lapid tra il 2021 e il 2023, allora perfino Benjamin Netanyahu l’aveva corteggiato come possibile alleato. Eppure gli ultrà della destra proclamano che Abbas neghi «l’esistenza di Israele come Stato ebraico e democratico». Sembra piuttosto un pretesto per toglierlo dalla corsa: i suoi parlamentari potrebbero anche questa volta permettere di allontanare Bibi dal potere che detiene da vent’anni. La destra ha eliminato in teoria dalle liste anche Ofer Cassif, ebreo in un partito arabo, critico tra i più decisi della guerra a Gaza: l’Alta Corte sette anni fa ha già ribaltato una mossa simile contro di lui.