Corriere della Sera, 24 settembre 2026
Il giallo dei giganti tech cinesi lasciati a terra
Alla fine sono rimasti fuori dall’aereo, almeno da quello ufficiale. E ha tutta l’aria di un giallo diplomatico e certo non un ottimo auspicio, per il secondo vertice fra Cina e Stati Uniti nel 2026. Eppure i grandi capitani d’impresa della Repubblica popolare erano stati avvertiti: era stato detto loro di farsi trovare pronti a viaggiare con Xi Jinping e tutta la delegazione di governo per tre giorni di incontri a Washington, fino a venerdì. Doveva essere il segnale con cui il leader di Pechino avrebbe dimostrato che con gli Stati Uniti esiste «reciprocità»; dunque, implicitamente, uguale dignità e parità di status fra superpotenze. Perché a maggio nella visita in Cina Donald Trump aveva viaggiato con diciassette leader d’impresa americani, inclusi Elon Musk, il fondatore di Nvidia Jensen Huang e quello del colosso finanziario Blackrock Larry Fink.
«Reciprocità»
Xi voleva fare lo stesso a Washington. Voleva farlo, benché per un segretario generale del partito comunista cinese l’idea di farsi accompagnare in visita di Stato da una delegazione di manager sia ancora relativamente aliena. Ma la lista era quasi pronta, da quanto è filtrato sulla Reuters venerdì scorso. Dovevano esserci, fra gli altri, rappresentanti del campione mondiale dell’auto elettrica Byd, del gruppo Catl che ha il 30% del mercato mondiale delle batterie, di Bank of China e del produttore di cellulari Xiaomi (anche perché a Pechino con Trump era arrivato Tim Cook, allora amministratore delegato di Apple). I cinesi erano così decisi ad arrivare con i loro top manager, che avevano chiesto la maggioranza dei posti alla cena di Stato prevista alla Casa Bianca per stasera. Anche qui, per loro è una questione di pari dignità. A maggio Xi aveva tenuto in onore di Trump una cena nella Grande sala del popolo su piazza Tienanmen per 200 persone, fra cui moltissimi americani. La cena di Stato stasera accoglierà invece non più di cento invitati, secondo Trump a causa delle ridotte dimensioni della sala della Casa Bianca in attesa della sua ballroom. Ma i cinesi hanno chiesto gran parte di quei cento posti; il problema ora è che potrebbero non essere abbastanza numerosi per occuparli.
Incertezza
Secondo Reuters e Wall Street Journal, il governo di Pechino avrebbe rinunciato all’ultimo a effettuare la visita di Stato con la delegazione di imprese. Altri osservatori a Washington sostengono invece che i manager cinesi arriveranno sì, ma su un volo diverso da quello di Xi: presenti, eppure non inclusi nella delegazione ufficiale come invece lo erano stati Musk o Fink in quella di Trump a Pechino. A ieri nella serata europea, con il leader cinese in volo verso la base di Andrews nel Maryland, non era chiaro se i rappresentanti delle imprese della Repubblica popolare sarebbero arrivati o meno.
La lista nera
Tutta questa incertezza non è normale nel protocollo fra governi e non ne sono state date spiegazioni ufficiali. Se è per questo, non c’era neanche mai stata conferma della lista di manager e imprenditori che dovevano viaggiare con Xi. Ma tutto ha probabilmente una spiegazione politica: quei leader d’impresa sono in una lista nera americana, anzi forse è proprio per questo che Xi li ha voluti con sé. Byd, Catl e Xiaomi operano nel settore civile, ma a Washington sono finite nella cosiddetta «Section H1260 List». È una delle designazioni più temute, basata sul National Defense Authorization Act del 2021. Byd ci è caduta in giugno, Catl nove mesi fa. La lista riguarda aziende estere civili accusate dall’amministrazione Usa di avere funzioni militari non dichiarate, in questo caso a sostegno dell’Armata del popolo cinese. In sostanza, sarebbero doppiogiochisti. Un’azienda nella lista «H1260» può subire sanzioni fino al divieto totale di fare affari con qualunque entità statunitense. A Xi, portare i capi di quelle imprese a una cena ufficiale con Trump dev’essere parso un modo per obbligare le controparti americane a contraddirsi: nella lista nera, ma anche invitati alla Casa Bianca. Dunque più difficili da tagliare fuori dagli affari in America. Ma su questo i nodi fra Pechino e Washington sono tutt’altro che sciolti.