Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  settembre 23 Mercoledì calendario

Ddl sul nucleare approvato dal Senato

L’aula del Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega Pichetto sul nucleare, già approvato alla Camera. Il provvedimento ha lo scopo di ridare all’Italia una normativa sulle centrali atomiche. Il disegno di legge ha l’obiettivo di ridare all’Italia una normativa sul nucleare, per permettere la riapertura delle centrali, chiuse dopo il referendum del 1987. Il provvedimento dà al governo la delega per emanare decreti che disciplinino la materia, e definisce i campi d’intervento: costruzione ed esercizio delle centrali, produzione di idrogeno tramite energia nucleare, gestione del combustibile esaurito e sicurezza, istituzione degli organi di controllo. Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che ha firmato la proposta di legge, ha più volte dichiarato che conta di emanare i decreti attuativi entro la fine dell’anno.  I parlamentari della maggioranza plaudono compatti all’approvazione della legge, ma l’opposizione spara a zero (salvo Azione di Carlo Calenda, che ha votato il provvedimento). Per il deputato di Avs Angelo Bonelli, «dopo quattro anni e mezzo di governo, con l’Italia che ha tra i costi dell’energia più alti d’Europa, Meloni tira fuori dal cilindro gli Smr, una tecnologia che oggi non ha alcuna applicazione commerciale nel mondo. È uno strumento di distrazione per coprire l’incapacità di un governo che ha frenato le rinnovabili e favorito le grandi società energetiche e i loro profitti». «Il nucleare sostenibile che ci raccontano non esiste in nessun angolo del pianeta – dichiara il deputato Cinquestelle Sergio Costa -. È un prodotto da campagna elettorale». Per le ong ambientaliste Greenpeace Italia, Legambiente, Wwf Italia e Kyoto Club, «il nucleare non risolve nessuno dei tanti problemi che oggi l’Italia ha di fronte, nel mezzo della seconda crisi energetica negli ultimi 4 anni».
Meloni: «Scelta coraggiosa e di buon senso»
«Oggi il Parlamento ha approvato in via definitiva la legge sul nucleare.
Dopo quasi quarant’anni, l’Italia torna ad avere un quadro di regole per produrre energia nucleare. Una scelta coraggiosa e di buon senso. Oggi importiamo elettricità prodotta dalle centrali nucleari di nazioni vicine, ma non possiamo produrla noi. Questa legge serve a cambiare le cose». Lo afferma sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, spiegando che «ora il Governo scriverà le norme attuative su sicurezza, autorizzazioni, gestione dei rifiuti e rapporto con i territori. Era un impegno preso con gli italiani. Un altro impegno che abbiamo mantenuto». 
Pichetto: «Prime centrali nucleari in Italia nel 2033-34»
«Le prime centrali nucleari in Italia – una stima che faccio in base agli elementi che ho a disposizione degli esperti, delle imprese del settore – potrebbero esserci nel 2033-34, questi sono i tempi previsti». Lo ha detto il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, nel corso del punto stampa al Senato.
Cosa succede ora
Il ministero è gia a lavoro per il prossimo obiettivo: redigere i decreti attuativi per applicare concretamente la legge. «Lo faremo, di sicuro, entro fine anno», garantisce Pichetto. Con il provvedimento si disegna il quadro giuridico perche l’Italia possa tornare a produrre «energia da fonte nucleare sostenibile nel territorio nazionale, anche ai fini della produzione di idrogeno», oltre a fabbricare e riprocessare «combustibile nucleare», disattivare e smantellare gli impianti esistenti, gestire i rifiuti radioattivi e il combustibile nucleare esaurito, attivare ricerca, sviluppo e utilizzo dell’energia da fusione. I decreti del Mase saranno condivisi di concerto con il Mef, il Mimit, il ministero della Difesa, il Mur, il ministero della Salute, il Mit, il Mic, il ministero del Lavoro, il ministero per la Protezione civile e le politiche del mare, il ministero per lo Sport e i giovani, con l’intesa della Conferenza unificata e il parere del Consiglio di Stato, entro di 45 giorni dalla data di trasmissione. La dotazione finanziaria iniziale e di 60 milioni di euro totali, divisi equamente nel triennio 2027, 2028 e 2029, ai quali si aggiungono 1,5 milioni per il 2025 e 6 milioni per l’anno in corso per la campagna di informazione ai cittadini sull’energia nucleare.
Cosa prevede il Ddl sul nucleare
Entrando nel dettaglio, il ddl prevede la realizzazione di un Programma nazionale per lo sviluppo della produzione e dell’utilizzo di energia da fonte nucleare sostenibile e da fusione, ma anche l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni dell’Unione europea e agli accordi internazionali in vigore per l’Italia. Sul piano pratico, uno dei punti principali e la sperimentazione, localizzazione, costruzione e installazione di nuovi impianti, che il governo ha individuato negli Smr, acronimo di Small modular reactor, ovvero reattori modulari, trasportabili, di piccole dimensioni. Inoltre, la nuova energia dovra servire anche il settore navale e marittimo. Altro criterio cardine del disegno di legge e la formazione, con il coinvolgimento delle universita e degli enti pubblici di ricerca. Cosi come non viene messo in dubbio l’obiettivo della neutralita carbonica al 2050 e il «perseguimento della sostenibilita ambientale, sociale ed economica nella produzione di energia da fonte nucleare, con la garanzia che i decreti legislativi rispettino i criteri previsti dalle norme sulla tassonomia dell’Unione europea relativa alle attivita sostenibili nonche i parametri tecnici individuati dall’Aiea, al fine di assicurare elevati livelli di sicurezza degli impianti». Nel passaggio parlamentare, infine, e stata inserita nel testo anche una clausola di salvaguardia in favore delle autonomie speciali, ovvero le Regioni a Statuto speciale e le Province autonome di Trento e di Bolzano.