ilfattoquotidiano.it, 23 settembre 2026
9 club su 20 in serie A hanno problemi economici. In B e in C la situazione precipita
Un calcio ancora fuori controllo, che spende più di quanto possa permettersi, dove il 45% dei club presenta una situazione di fragilità o proprio tensione economica. Tradotto: 9 squadre su 20 della Serie A hanno problemi (e nelle categorie minori non ne parliamo proprio). Il sistema non sta in piedi. È l’ennesima fotografia critica del pallone italiano, che stavolta emerge dalla relazione annuale della Commissione indipendente per la verifica dell’equilibrio economico e finanziario delle società sportive professionistiche, l’organismo creato dal governo nel 2024 per sostituire la Covisoc e vigilare sui conti delle squadre di calcio (e pallacanestro, l’altro sport professionistico del nostro Paese).
La commissione presieduta dall’ex giudice della Corte dei Conti, Massimiliano Atelli, tra il 1° ottobre 2025 e il 31 agosto 2026 ha effettuato 1.558 controlli periodici infrannuali (1.451 sul calcio e 107 sul basket) e 1.130 controlli su adempimenti ammissivi in vista della stagione 2026/2027. Tutti i dati confluiti nel mastodontico lavoro (114 pagine) presentato alla Camera dei Deputati, che passa in rassegna a 360 gradi caratteristiche e problematiche del sistema, offrendo vari spunti di interesse. Il maggiore probabilmente è l’individuazione di cinque “cluster”, cioè configurazioni economico–finanziarie ricorrenti in cui vengono incasellati i vari club, per ricavare delle conclusioni sullo stato di salute delle varie Leghe.
Partendo dalla Serie A, colpisce che soltanto il 20% delle squadre presenti un “profilo economico relativamente solido”. A questo, bisogna aggiungere un altro 10% con “player trading con incidenza significativa” (dunque stanno in equilibrio grazie alle plusvalenze), e il 25% per cui gli “elevati ricavi vengono assorbiti da rosa, ammortamenti e struttura finanziaria” (questo è il profilo tipico dei top club). Di contro, abbiamo il 25% con “fragilità con parziale tenuta operativa”, e il 20% con “investimento intensivo o tensione economica”. Il rapporto tra costi operativi e ricavi totali, in media del 108%, dimostra come nella maggior parte dei casi i club spendano ancora più di quanto incassino: il costo complessivo della rosa (dato da personale, ammortamenti e svalutazione dei cartellini) è pari a 2,35 volte i ricavi. E a fronte di un patrimonio netto medio di 24 milioni di euro (molto risicato in relazione ai bilanci dei club), ci sono 4 società su 20 proprio in negativo.
La situazione precipita poi nelle categorie inferiori, dove le società in tensione, col profilo più critico, raggiungono il 57% in Serie B e addirittura il 63% in Serie C. Fra i cadetti, “la marginalità operativa lorda è negativa in mediana e il risultato netto conferma una perdita diffusa. Il dato centrale – si legge nella relazione – non è soltanto la presenza di perdite, ma la loro origine: (…) la ricerca della promozione o della permanenza nella categoria può spingere i club ad anticipare investimenti nella rosa e costi organizzativi che non trovano copertura stabile nei ricavi”. Ancora più strutturale lo squilibrio della Lega Pro, dovuto alla “difficoltà di generare margini operativi positivi a partire da una base di ricavi contenuta e fortemente dipendente da fonti locali e commerciali”: qui il player trading praticamente si annulla (0% di club con incidenza significativa), le società si reggono tutte sui pochi ricavi che si riescono a raccogliere sul territorio (incassi da stadio, piccoli sponsor), contributi della Lega e ovviamente le risorse della proprietà, proprio per questo sono più esposte. “La categoria mostra inoltre una base patrimoniale molto sottile e un peso rilevante dei debiti tributari. Questo profilo rende la continuità aziendale particolarmente sensibile alla regolarità dei flussi finanziari, alla tempestività degli apporti della proprietà e alla capacità di rispettare le scadenze”. Insomma, il sistema nel suo complesso rimane profondamente squilibrato. Di riforme strutturali, però, fin qui neanche l’ombra.