ilfattoquotidiano.it, 23 settembre 2026
Scontro aperto in maggioranza sul sequestro degli smartphone
Scontro aperto nella maggioranza in Commissione Giustizia alla Camera, dove era in programma il voto sulla proposta di legge Zanettin-Bongiorno che irrigidisce le regole per il sequestro degli smartphone nelle indagini. Il testo, approvato al Senato ad aprile 2024, è fermo da oltre due anni per l’opposizione di Fratelli d’Italia, che chiede modifiche per venire incontro ai timori espressi dal procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo. Mercoledì pomeriggio, dopo innumerevoli rinvii, sarebbe dovuto iniziare l’esame degli emendamenti – depositati ormai quasi un anno fa – in vista dell’arrivo in Aula, calendarizzato per il 1° ottobre. Ma il sottosegretario leghista Andrea Ostellari, presente in rappresentanza del governo, ha annunciato che l’esecutivo non avrebbe fornito i pareri obbligatori, citando la possibilità di intervenire sul tema con un decreto legislativo ad hoc, in attuazione della delega prevista nella legge di delegazione europea per il 2026 (il provvedimento con cui ogni anno l’Italia si adegua al diritto Ue). Un decreto che quasi certamente recepirebbe alcuni dei 18 emendamenti dei meloniani, sottoscritti dalla presidente della Commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo e mirati ad “ammorbidire” la procedura prevista, escludendo i reati di criminalità organizzata.
La “melina” di Ostellari però ha fatto imbestialire Enrico Costa, capogruppo a Montecitorio di Forza Italia, partito che della legge sugli smartphone ha fatto una battaglia identitaria. Costa ha chiesto garanzie sul fatto che l’ipotetico decreto vedrà la luce entro il 9 ottobre, data di scadenza della delega (la legge è entrata in vigore il 9 aprile). Di fronte alle risposte vaghe del sottosegretario, il deputato azzurro ha sbottato, minacciando di dimettersi da relatore del provvedimento e di chiedere di mandare il testo in aula senza mandato al relatore, cioè saltando il voto sugli emendamenti. Il leghista ha risposto a brutto muso invitando Forza Italia a “mettersi d’accordo“, ricordando che ai tavoli del governo sono stati proprio gli azzurri a insistere per attuare la delega (introdotta tramite un emendamento dello stesso Costa). Il tutto di fronte agli sguardi divertiti dei deputati di opposizione, che hanno ironizzato chiedendo se fosse prevista una fornitura di popcorn. Il duello è proseguito durante la successiva riunione dell’Ufficio di presidenza, dove Costa ha insistito per mandare subito il provvedimento in Aula, trovando il veto di Carolina Varchi, capogruppo di FdI: alla fine la discussione è stata ancora una volta rinviata, con il presidente della Commissione, il meloniano Ciro Maschio, che chiederà al presidente della Camera Lorenzo Fontana di posticipare l’inizio della discussione in assemblea.