ilfattoquotidiano.it, 23 settembre 2026
Gaza, il Board of peace presenta un piano da 2,45 miliardi di dollari per la ricostruzione
Dalla rimozione delle macerie alla realizzazione di alloggi, fino alla ricostituzione del sistema sanitario distrutto. Un piano da quasi due miliardi e mezzo di dollari con 66 progetti da avviare nel giro di sei mesi, incognite sulle coperture economiche e parecchi punti irrisolti, primo tra tutti l’effettiva collaborazione di Israele da una parte e di Hamas dall’altra. È il disegno per la ricostruzione della Striscia di Gaza che il Board of peace, l’organismo voluto da Donald Trump, presenterà durante la riunione degli stati membri prevista in queste ore. La rivista Axios lo ha visionato in anteprima e ha pubblicato alcuni dei punti previsti.
Il programma, scrive Axios, prevede un investimento di 2,45 miliardi di dollari e una tabella di marcia di sei mesi, con 66 progetti suddivisi in sei aree, per avviare la Striscia di Gaza rasa al suolo da oltre due anni di raid israeliani sulla strada della ripresa. Risultato di quasi un anno di lavoro, la strategia “include spese previste per alloggi temporanei, rimozione delle macerie, riparazione degli ospedali, ripresa economica e dispiegamento di una forza di sicurezza multinazionale”. La quota maggiore degli investimenti, un miliardo di dollari, è destinata alle “infrastrutture”. La priorità infatti è dare alloggi temporanei alle famiglie così da permettere loro di abbandonare le tende e i campi. Per questo, “circa 400 milioni di dollari sono stati stanziati per la costruzione di strutture isolate destinate ai palestinesi sfollati” e allo stesso tempo “gli Emirati Arabi Uniti finanzierebbero un progetto pilota denominato Emirati Neighborhood nella zona di Rafah, concepito per ospitare 50mila persone“. 275 milioni saranno usati per la rimozione delle macerie e degli ordigni inesplosi, 50 milioni per la riabilitazione degli ospedali e 30 milioni per riparare la rete stradale di Gaza, gravemente danneggiata.
È prevista poi la riparazione dei valichi di frontiera, il ripristino delle infrastrutture elettriche e idriche. I progetti legati alla sicurezza rappresentano circa 885 milioni di dollari e costituiscono un’altra voce importante del piano. Circa 275 milioni di dollari saranno stanziati per realizzare una struttura permanente fortificata a Rafah, in grado di ospitare 5mila membri della Forza internazionale di stabilizzazione (Isf), e altri 140 milioni per reclutare, addestrare, equipaggiare e dispiegare un contingente multinazionale di sicurezza. Altri 120 milioni di dollari sarebbero destinati alla polizia palestinese ma metterla in piedi sembra un’impresa ancora ardua delle altre. Sebbene migliaia di palestinesi di Gaza siano stati selezionati e sottoposti a controlli per entrare nella nuova forza di polizia di Gaza, scrive sempre Axios, “Israele ha impedito a questi palestinesi di lasciare Gaza per essere addestrati in Egitto”.
Inoltre, sottolinea Axios, “20 milioni di dollari finanzierebbero un programma di riacquisto delle armi, offrendo incentivi affinché Hamas e membri di altri gruppi armati consegnino armi e munizioni, che verrebbero poi smaltite in sicurezza”. Secondo il piano, il governo tecnocratico palestinese dovrebbe assumere gradualmente la gestione dei valichi di frontiera di Gaza con Israele e l’Egitto, sia per le merci sia per il transito delle persone. Il piano destina inoltre circa 300 milioni di dollari a programmi sanitari, educativi e di assistenza sociale. La stima dei danni materiali lasciati a Gaza da due anni di bombardamenti a tappeto e raid israeliani viene calcolata in circa 35,2 miliardi di dollari e, secondo il Board of peace, per completare la ricostruzione e il rilancio saranno necessari circa 71,4 miliardi di dollari nell’arco dei prossimi dieci anni.
“Il piano mostra come creare un governo dal nulla, da un’economia in rovina in un territorio devastato”, ha sottolineato un funzionario del Board of Peace al giornale. restano però molti interrogativi. A fine luglio l’accordo per il disarmo di Hamas e il ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia, annunciato da Trump con un punto fondamentale per avviare la fase due dell’accordo di pace, era stato sconfessato da Tel Aviv e dal premier Benjamin Netanyahu. Nonostante le intenzioni sulla carta quindi, resta complicato immaginare l’effettivo concretizzarsi del programma senza la cooperazione delle due parti coinvolte. È un aspetto che sottolinea anche Axios. “Affinché il piano possa andare avanti, il Consiglio per la Pace ha bisogno della cooperazione tra Israele e Hamas”. Le speranze dei membri del Board of peace sono riposte nella fase post voto. L’organismo “auspica che, dopo le elezioni israeliane del 27 ottobre e la formazione di un nuovo governo israeliano, il processo di ricostruzione di Gaza possa finalmente iniziare. Ma – sottolinea Axios – è improbabile che le elezioni producano un vincitore chiaro, il che porterebbe alla formazione di un governo di transizione e a una situazione di stallo politico. E potrebbe ulteriormente compromettere l’attuazione della proposta per Gaza”.