il Fatto Quotidiano, 23 settembre 2026
Sogin, tribunale reintegra l’ex ad: voleva risanare
La Corte di Appello di Roma ha ordinato alla Sogin il reintegro dell’ex ad Emanuele Fontani dichiarando nullo il suo licenziamento. I giudici hanno respinto il ricorso presentato dalla società di Stato, incaricata della bonifica ambientale dei siti nucleari e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, confermando il verdetto di primo grado che aveva evidenziato “la sussistenza del motivo ritorsivo del licenziamento”, come già sottolineato dall’Anac. Fontani nel 2020 aveva messo in piedi una task force che aveva svelato illeciti e irregolarità nella stipula di contratti d’appalto, riguardanti in particolare l’affidamento e l’esecuzione di commesse per campagne pubblicitarie del deposito nazionale di rifiuti radioattivi dove dovranno essere collocate le scorie delle vecchie centrali italiane. Illeciti segnalati al cda facendo scattare anche l’allontanamento di quattro dirigenti della Sogin. Ora la sentenza d’appello evidenzia che il suo licenziamento è stato “irrogato – si legge – essenzialmente in connessione alla segnalazione che il Fontani ha inoltrato al Consiglio di Amministrazione”, e che le contestazioni a suo carico “rafforzano l’opinione del Collegio che esse siano state pensate con finalità ritorsive e punitive”, inquadrando appieno l’attività dell’ex ad e della task force in quella del whistleblower. La Sogin dovrà risarcire all’ex ad le spese legali e 15.817 euro su base mensile dal giorno del licenziamento, marzo 2024, fino al suo reintegro, “detratta la somma percepita” da Fontani per un nuovo lavoro iniziato a giugno 2024.