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 2026  settembre 23 Mercoledì calendario

L’export cinese schiaccia l’industria europea e domina la tecnologia

Schizza la produzione industriale cinese, aumenta l’export e l’Europa resta schiacciata. Il motivo è da ricercare nelle catene di produzione dei dispositivi tecnologici, tutte sbilanciate verso l’Asia. Nel 2025 il valore dei beni scambiati nel mondo – nonostante guerre, dazi e fratture geopolitiche – ha raggiunto un nuovo record, oltre 26 mila miliardi di dollari, pari al 22,4% del Pil mondiale. Nei primi sei mesi del 2026, tuttavia, il 90% della crescita dell’export mondiale è stato generato dall’Asia mentre gli Stati Uniti continuano a rappresentare il principale motore della domanda e delle importazioni. Il fattore alla base delle diverse traiettorie di Stati Uniti, Cina, Asia ed Europa, come emerge dall’ultimo rapporto del Centro studi Confindustria, è tecnologico. Il boom degli investimenti, partito dagli Stati Uniti, ha attivato le catene globali del valore soprattutto in Asia, mentre l’Europa è rimasta sostanzialmente esclusa da questa dinamica. La crescita delle importazioni statunitensi è stata interamente concentrata nei beni Ict, in Cina la filiera ha spiegato il 60% della crescita dell’export e la totalità dell’aumento dell’import e negli altri Paesi asiatici ha rappresentato circa tre quarti della crescita degli scambi nell’ultimo biennio. Nell’Ue, invece, i prodotti Ict non hanno avuto un impatto sulla dinamica degli scambi.
In questo scenario, l’Italia mostra una significativa capacità di tenuta. Nel 2025 le esportazioni del nostro Paese sono cresciute del 3,3%, ma l’incremento è stato sostenuto soprattutto da pochi mercati e comparti tra cui la farmaceutica che risultata il primo settore per apporto all’aumento dell’export. Oltre la metà delle esportazioni italiane continua comunque a essere diretta verso l’Unione europea, che assorbe il 51,3% delle vendite italiane all’estero. La resilienza dell’export italiano non è però generalizzata. E anche per il nostro Paese, cresce rapidamente il peso delle importazioni cinesi, soprattutto nei comparti ad alto valore aggiunto: tra il 2019 e il 2025 la quota di Pechino sulle importazioni italiane di prodotti tecnologicamente avanzati è più che raddoppiata, passando dal 14,2% al 34,8%.
La partita per la protezione dei flussi commerciali però si giocherà sul suolo europeo. «Il problema non è più semplicemente che l’Ue stia acquistando più beni cinesi – spiegano i ricercatori del Mercator Institute for China Studies (Merics) al Guardian -. La Cina sta vendendo di più all’Europa, acquistando di meno da essa». Secondo i risultati di uno studio riportato ieri sul quotidiano britannico, l’Unione europea importa da Pechino il triplo di quanto esporti verso la Cina, e il deficit commerciale tra le due economie ha superato il miliardo di euro al giorno a luglio. Analizzando i dati doganali cinesi, in totale il deficit commerciale dell’Unione da inizio anno si è attestato intorno ai 234 miliardi di euro, in aumento di circa il 10% rispetto allo stesso periodo di un anno fa. «Lo squilibrio ha ormai superato il rapporto di tre a uno – spiega Merics –. Per ogni euro di merci che l’Ue ha esportato in Cina a luglio, ne ha importate 3,10. Il deficit equivaleva a 1,18 miliardi di euro al giorno». Tra le misure allo studio c’è il protocollo Made in Europe, che servirà in particolare a definire una filiera il più possibile europea per arginare le forniture cinesi. Ma lo scoglio sarà anche diplomatico. Non a caso l’8 ottobre il commissario Ue al commercio Maroš Šefčovič incontrerà a Pechino il suo omologo cinese.