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 2026  settembre 23 Mercoledì calendario

L’Ue toglie le sanzioni a due oligarchi

La Russia è in totale stallo in Donbas contro l’Ucraina, ma in Europa sta vincendo. Alla fine ieri, dopo trattative tiratissime e nonostante la ferma contrarietà ancora ieri mattina della Lettonia (e dei Paesi baltici), i rappresentanti dell’Ue hanno concordato di rimuovere dalla lista delle sanzioni Alisher Usmanov e Mikhail Fridman, due miliardari molto potenti legati a Mosca, per poter ottenere il rinnovo per altri tre anni delle misure nei confronti di tremila altri russi, tra persone o società. Dietro c’è una clamorosa spy story in cui la Francia, presunto campione europeista, per ragioni di suo “interesse nazionale” è finita de facto a giocare nelle mani della Russia. Sentite come, e perché.
Parigi ha fatto lobbying per i due miliardari russi per facilitare la liberazione di due cittadini francesi arrestati a Baku, in Azerbaigian. In pratica Baku (assai amichevole con Putin) liberava i due “ostaggi” francesi, e Parigi si adoperava in Europa per far togliere le sanzioni a Usmanov (e Fridman, per cui si batte il Lussemburgo davanti al quale Fridman ha intentato una causa arbitrale del valore di 16 miliardi di dollari). Baku nega lo scambio, fonti diplomatiche francesi ammettono solo che c’è «una specifica questione di sicurezza nazionale» e la Francia «desidera rispondere positivamente ai partner internazionali che ci hanno contattato in merito al signor Usmanov».
La Francia ha così asfaltato le resistenze dei baltici. Più che la Grandeur, la Petitesse. «Il prezzo per questo non può essere la semplice cancellazione di entrambe le persone (Usmanov e Fridman) dalla lista delle sanzioni. Un’offerta del genere la Lettonia non può accettarla», aveva spiegato Andris Kulbergs, primo ministro lettone, in mattinata. Ma è stato schiacciato, e alla fine la Lettonia si è astenuta. Nonostante un intervento di Zelensky che aveva chiesto in extremis, perdendo pure lui, di non togliere le misure ai “facilitatori di Mosca”.
Qui bisogna raccontare innanzitutto perché il caso Usmanov è così importante. Il testo ufficiale delle sanzioni Ue (25 febbraio 2022) lo definiva Usmanov, russo-uzbeko, «un oligarca filo-Cremlino con legami particolarmente stretti con il presidente russo Vladimir Putin», aggiungendo che è stato definito uno degli «oligarchi preferiti» di Putin. Usmanov e Fridman negano questa vicinanza a Putin, i legali di Usmanov hanno inviato una lettera al Consiglio europeo sostenendo che Bruxelles avrebbe basato tutte le “ragioni e prove” per sanzionarlo su giornali e siti. Nel frattempo un’indagine su di lui in Germania, per riciclaggio, è stata archiviata nel 2024, e i procuratori di Monaco hanno chiuso a fine 2025 l’inchiesta per violazione delle norme sul commercio estero dopo che Usmanov ha accettato di pagare circa 10 milioni a Berlino.
Il 2 marzo, in questo grande gioco, s’è affacciato Erdo?an. In una lettera al premier slovacco Fico, il leader turco ha chiesto l’aiuto della Slovacchia per porre fine a quella che Erdo?an definiva una “pratica ingiusta” nei confronti di Usmanov, segnalando che Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan e Uzbekistan lo sostenevano, e citando il suo ruolo nel rafforzare i legami tra Stati turchi e Occidente. Ma l’Ue aveva retto e confermato le misure. Ieri allora è sceso in campo (cosa piuttosto inusuale, su questa materia) non più Ankara ma direttamente il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, per chiedere che le misure fossero tolte sia a lui, sia a Fridman, esplicitamente nominati, e forse alludere al fatto (tutto da dimostrare) che la mossa potrebbe avere un peso anche nei negoziati ucraini: «Il Cremlino considera illegali le sanzioni imposte dai Paesi europei contro gli imprenditori Alisher Usmanov e Mikhail Fridman, così come contro altri imprenditori e cittadini russi, e ritiene debbano essere revocate». E qui la storia ricorda davvero il Grande Gioco di Peter Hopkirk, che avviene nel Caucaso e in Asia centrale.
Com’è possibile che la Francia si sia accodata alla richiesta della Slovacchia, ottenendo peraltro un formale via libera da Germania e Italia, dove Usmanov ha proprietà (in Sardegna), e ha lavorato per costruirsi negli anni una figura di “mecenate”? Parigi punta a riavere due francesi arrestati con accuse assai dubbie dal regime azero: Martin Ryan, imprenditore franco-britannico, ad della società azera Merkorama (che importa materie prime), condannato a marzo a dieci anni per spionaggio, con l’accusa di aver collaborato con agenti della Dgse (i servizi segreti esteri francesi) operanti sotto copertura diplomatica a Baku, raccogliendo informazioni sulla cooperazione militare azera con Turchia, Pakistan, Iran, Cina. L’altro francese è Anass Derraz: dipendente della società francese Saur (reti idriche), condannato per corruzione, con accuse probabilmente artefatte, a 9 anni.
In pratica, come ci spiega un diplomatico baltico scorato, «Azerbaigian e Russia prendono ostaggi europei, e poi ricattano i Paesi occidentali se vogliono liberarli. Cosa classica della Russia», ma contro gli americani, con i sequestri di Evan Gershowitz e Brittany Geiser. Usmanov e Fridman, secondo il diplomatico, sarebbero un cavallo di Troia: cadendo le sanzioni a loro potrebbe crollare giuridicamente tutto l’impianto delle sanzioni Ue ai miliardari legati alla Russia.