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 2026  settembre 23 Mercoledì calendario

Morbillo, la circolare del ministero chiede una campagna vaccinale straordinaria

Campagne mirate per vaccinare i giovani adulti non coperti contro il morbillo. A chiederle a tutte le Regioni, e in particolare a quelle dove i dati di copertura sono peggiori, è il ministero della Salute, in una circolare inviata nel luglio scorso ma resa nota adesso. Maria Rosaria Campitiello, che guida il dipartimento della Prevenzione, chiede anche interventi specifici sulle categorie più a rischio e un’azione straordinaria per completare la seconda dose. Su un tema come i vaccini, che nella maggioranza crea sempre un po’ di problemi, il ministero sceglie quindi una linea molto netta. D’altronde, ci sono problemi con le coperture con il quadrivalente (il vaccino contro morbillo, parotite, rosolia e varicella) ma in certi casi anche con l’esavalente, che tra l’altro protegge dalla difterite, malattia che quest’estate ha provocato la morte di una bambina in Sicilia. E una ricerca recente dell’Università Cattolica di Roma, uscita su Lancet, lancia l’allarme riguardo alle coperture che negli ultimi anni tendono ad abbassarsi in tutta Europa.
Coperture basse
Dal ministero fanno notare, riguardo al morbillo, che le coperture con la prima dose, che si fa entro i 24 mesi di età sono vicine alla soglia del 95% (erano al 94,77% nel 2024), quindi non vanno malissimo, anche se ci sono Regioni che hanno problemi (la solita Sicilia è intorno all’87%, la Sardegna e la Calabria poco sopra il 92%, la Campania al 93.7%). Il problema è la seconda dose, che va fatta a 5-6 anni. La media della copertura è molto più bassa, all’84,4%, con il Lazio al 78% e la Campania al 71%, la Sicilia al 76%.
I casi in Italia
Nel 2024 nel nostro Paese ci sono stati mille casi. Se si considerano quelli confermati, quelli possibili e quelli probabili, nei primi cinque mesi dell’anno “si passa da 568 segnalazioni nel 2024 a 342 nel 2025 e a 609 nel 2026, registrando quindi un aumento del 78,1% nell’anno corrente rispetto al precedente e del 7,2% rispetto al 2024.
La differenza riflette i fisiologici tempi di inserimento e aggiornamento dei dati in piattaforma, che in contesto epidemico possono risentire dell’elevato carico di lavoro e dei tempi di trasmissione dei risultati di laboratorio”, spiegano dal ministero. L’aumento riguarda realtà come Campania, Calabria, Lazio e Toscana. “La Campania passa da 18 a 100 casi segnalati; la Calabria cresce da 17 a 265 casi segnalati; il Lazio passa da 47 casi segnalati nel 2025 a 54 casi segnalati nel 2026; la Toscana registra 49 casi segnalati nel 2026, mentre nello stesso periodo del 2025 segnalava 6 casi di morbillo”.
Le persone colpite
E la malattia sta colpendo di più i giovani adulti. “Nel complesso – è scritto nella circolare – i dati evidenziano una crescita dei contagi rispetto all’anno precedente, una concentrazione in specifiche fasce d’età adulte e aree geografiche e un impatto rilevante dello stato vaccinale sull’incidenza della malattia”. Nel 2026 la maggior parte dei casi ha riguardato la fascia di età tra 15 e 39 anni. Il 94,7% delle persone colpite non erano vaccinati. “Di particolare rilievo epidemiologico è la quota di casi tra gli operatori sanitari, che risultano 55 casi su 417 soggetti con professione nota e rappresentano il 19,2% dei casi adulti con professione nota. Tra gli operatori, l’88,9% non sono vaccinati”. E così si pensa a “un significativo coinvolgimento del setting sanitario nella dinamica di trasmissione, compatibile con esposizioni occupazionali in contesti assistenziali ad alta frequenza di contatto, in particolare in fase di circolazione attiva del virus”.
Le richieste del ministero
In conclusione, il ministero chiede di potenziare i sistemi di sorveglianza, per intercettare rapidamente tutti i casi. Poi appunto di “promuovere campagne vaccinali mirate, con particolare attenzione ai giovani adulti non vaccinati e alle categorie ad alto rischio, e rafforzare le attività di recupero per garantire il completamento della seconda dose”. E infine chiede di “implementare attività di comunicazione del rischio, rivolte sia agli operatori sanitari sia alla popolazione” e “l’attività di formazione strutturata degli operatori sanitari sulle competenze comunicative sulla comunicazione in ambito vaccinale”.