Sette, 23 settembre 2026
Intervista a Novella Calligaris
«Non ho riletto nulla del libro, è stato un’autoanalisi».
Ha la voce serena Novella Calligaris nonostante la difficoltà di mettere nero su bianco una vita fatta sì di tante gioie – prima italiana a vincere una medaglia olimpica nel nuoto e record del mondo negli 800 metri stile libero – ma anche di rapporti familiari complessi, malattie, morti improvvise («che non si superano»), paure che ti restano dentro e relazioni tossiche. «Non riesco a stare da sola, i miei amori sono state sfide impossibili», confessa l’ex nuotatrice nel libro Pulce. La mia vita tra le onde che La nave di Teseo porta in libreria dal 22 settembre. «Ho scelto uomini che mi hanno usato, mi hanno fatto soffrire fino ad ammalarmi».
Ma partiamo dal titolo e da un uomo che invece l’ha protetta: “Pulce” è il nomignolo con cui la chiamava suo padre, la rispecchia ancora?
«Moltissimo. Sono minuta e nello stesso tempo una peperina, è la definizione perfetta».
Da lui arriva anche il primo contatto con l’acqua.
«Un’esigenza, direi. Papà aveva una barca, saper nuotare era essenziale. Anche se l’attività agonistica è cominciata più per emulazione: facevo sempre quello che faceva mio fratello Mauro. Quando lui andò a un provino, io non avevo l’età per farlo: mi buttai in acqua vestita, furono praticamente costretti a prendermi (sorride)».
Chi era più bravo?
«Mauro era il vero talento di casa, però era poco disciplinato. Si è tolto comunque tante soddisfazioni: l’Olimpiade di Monaco ’72, la vittoria ai Campionati militari, le medaglie ai Giochi del Mediterraneo. Senza una sorella secchiona, sarebbe stato lui l’eroe di casa».
Lei si svegliava alle 4.30 per l’allenamento, poi papà la veniva a prendere alle 7.30 per andare a scuola.
«Sono sempre stata molto disciplinata nello sport».
Lo sport agonistico è fatica, tempo: oggi può dire che sono state più le rinunce o le soddisfazioni?
«Sento di non aver rinunciato a niente, ho sempre avuto una grande capacità organizzativa: in piscina mi concentravo sull’allenamento, a scuola stavo attenta così da fare meno fatica a casa per studiare, poi uscivo con le amiche. Ho fatto agonismo vero tra i 12 e i 19 anni, non mi sono consumata e ho ricordi bellissimi di quel periodo. Tante amicizie di oggi sono nate in vasca».
Una carriera iniziata giovanissima: a 13 anni è stata convocata per l’Olimpiade di Città del Messico.
«Non ero pronta, ero una creatura. Partii con una bambola di pezza. Non volevo entrare in acqua, mi sembrava un’arena: sugli spalti il tifo lo sentivo contro di me».
L’amicizia torna spesso nel suo libro.
«Per me è fondamentale, molto diversa dalle “conoscenze”. Ho poche amiche e ancora oggi partiamo senza figli e mariti/compagni, prenotiamo una suite per stare tutte insieme, ci rubiamo i vestiti, facciamo la lotta per chi deve fare prima la doccia… Torniamo ragazzine».
Un rapporto complice, come quello che aveva con suo fratello morto in un incidente stradale nel 2000.
«Ancora oggi l’8 agosto è per me una data infernale…» Si ferma, respira e si emoziona. «Sono passati 26 anni, ma io ancora non accetto che lui non sia più qui».
Ha provato a mettere su tela il dolore.
«La copertina del libro è la riproduzione del dipinto che ho fatto dopo la morte di Mauro: l’oro è la sua essenza, i segni sono le ferite lasciate dalla sua assenza. Ho sempre dipinto, fin da bambina, è stato una grande valvola di sfogo. Sono una stacanovista e per questo faccio quadri molto grandi e tutti con la tecnica della spugnatura: devo sudare, come mi devo sudare ogni cosa della mia vita».
La passione per l’arte arriva da mamma.
«Era l’intellettuale di famiglia. Se andavo a fare una gara a Londra, al ritorno non mi chiedeva com’era andata, ma se avevo visto la mostra del momento, quali musei avevo visitato… Lei era così. Una volta siamo state insieme a New York: due giorni al Moma, tre al Metropolitan, uno al Guggenheim… Guardava quadro per quadro e mi spiegava luci, colori, sfumature, il retropensiero dell’artista. A un certo punto le ho detto: chiamami che torno a prenderti quando hai finito».
Dopo Mauro, mamma voleva un altro figlio maschio.
«E per anni mi ha vestito da maschio. Non approvava il fatto che fossi una sportiva. Lei era una donna bellissima da giovane, con gambe lunghe e un seno abbondante. Molto diversa da me. Ho cercato a lungo la sua approvazione, l’ho avuta solo in punto di morte».
Le voleva bene, ma non vi capivate.
«Esattamente. A posteriori, se fossi riuscita a comprendere la sua incapacità di dimostrare affetto, forse avrei agito in modo diverso. Invece mi faceva arrabbiare quella sua distanza: qualunque cosa facessi per andarle incontro, lei alzava un muro. Mi amava, ma non avere la sua approvazione mi è pesato molto».
Nel libro ripercorre due relazioni complicate.
«Tossiche. Ma lo capisci dopo, quando sei immersa in un rapporto non te ne accorgi, hai gli occhi foderati. In più, mia madre mi ha inculcato il senso di colpa: ancora oggi capita che, se qualcuno mi guarda male, la mia prima reazione è chiedermi cosa ho fatto. Così in quelle due storie – durate 12 e 17 anni – pensavo di essere io quella inadeguata. Poi, per fortuna, scattava qualcosa in me e reagivo. Ma era troppo tardi».
Prima c’era stato Sergio, il padre di Luca.
«Una storia che è durata pochissimo. Eravamo completamente diversi ma oggi siamo molto legati, passiamo insieme i Natali con i nostri compagni, figlio, nuora e nipoti».
Il presente è con Renzo, vi sposerete?
«No, stiamo bene così, siamo più sposati che mai. Mi ha regalato la fede di sua mamma. Con lui è arrivata la stabilità».
Cosa le fa paura?
«Il buio a causa di un furto che abbiamo subito in casa quando ero molto piccola. Ero sveglia, sentivo i ladri muoversi nelle stanze. E poi c’è il buio che mi porto dentro».
Sfociato negli anni in disturbi alimentari, ansia, panico.
«Ho fatto tanta analisi e ci sto ancora lavorando. La prima volta che ho avuto problemi di anoressia, nemmeno si sapeva bene cosa fosse. Sono stata curata in Svizzera».
Scrive: «Lo sport mi aveva reso famosa e questo mi infastidiva».
«Non nuotavo per diventare un personaggio, lo facevo per me, per la mia famiglia. Il fine non era la notorietà».
Se la fermano oggi?
«Mi fa piacere, sono cresciuta».
Gli ultimi Europei ci hanno regalato tante soddisfazioni.
«Nel mio ruolo attuale di giornalista, mi sforzo di dare spazio ai giovani. Sara Curtis è un talento straordinario, Gregorio Paltrinieri sa sempre sorprenderci. Tutta la Nazionale ci sta dando grandi soddisfazioni».
La prima medaglia olimpica italiana nel nuoto porta la sua firma, 32 anni dopo è arrivata Federica Pellegrini.
«Sono andata ad abbracciare Fede, ho pianto dalla felicità. Erano anni che aspettavo quel giorno».
Ha due nipoti: Cosmo, di 7 anni, e Zeno, 5: che nonna è?
«Quella degli stravizi».
Ha viaggiato in tutto il mondo, la destinazione del cuore?
«Australia, ci sono stata dieci volte e ci tornerei domani».