corriere.it, 23 settembre 2026
Il caso dell’eutanasia di Arnaud Denis sconvolge la Francia
L’attore francese Arnaud Denis, 43 anni, affetto da grave invalidità a seguito dell’impianto di una protesi anti-ernia, è morto per eutanasia in Belgio, dove era andato per porre fine alle sue sofferenze.
«Ne ho abbastanza dei maltrattamenti da parte dei medici», ha scritto su Facebook pochi minuti prima, presentando l’eutanasia come una «liberazione dopo tre anni interminabili di sofferenze degradanti». Nel messaggio denuncia l’«abbandono da parte dei medici» di cui è stato vittima sin dall’intervento, che ha portato al peggioramento delle sue condizioni di salute fino a ridurlo infermo, a letto in preda a dolori insopportabili.
Arnaud Denis aveva fondato un’associazione, «Vittime francesi delle protesi per ernia», che raccoglie molte testimonianze di persone vittime degli effetti indesiderati legati alle protesi anti-ernia. L’attore era stato operato per un’ernia inguinale destra il 17 luglio 2023, e durante l’intervento gli era stata impiantata una protesi in polipropilene, l’inizio del calvario. Le sue condizioni generali sono peggiorate fino alla rimozione dell’impianto nell’aprile 2024, negli Stati Uniti perché nessuno specialista in Francia era stato in grado di intervenire.
Il 31 agosto scorso aveva ricevuto una lettera dalla Procura di Parigi in cui gli veniva comunicato che la denuncia contro ignoti per lesioni colpose era stata archiviata. «È stato l’ultimo colpo di grazia, come se mi calpestassero il volto», ha scritto su Facebook.
Prima che la malattia sconvolgesse la sua vita, Arnaud Denis si era fatto notare per le doti di attore e regista teatrale, in particolare per un adattamento delle Relazioni pericolose di Choderlos de Laclos che nel 2024 aveva fruttato a Delphine Depardieu il premio Molière della migliore attrice di teatro privato.
In quell’occasione Denis aveva detto a Le Monde: «Appena sarò in grado di tornare in scena lo farò. Recitare è la mia ragione di vivere, quando te la tolgono è come stare sull’abisso». Le sue condizioni però hanno continuato a peggiorare, fino all’epilogo in Belgio. Nell’ultimo messaggio ringrazia per «la profonda empatia e la delicatezza dell’accompagnamento che ho ricevuto in Belgio» e sottolinea che «prima di ammalarmi ero l’uomo più felice del mondo».