Corriere della Sera, 23 settembre 2026
Indietro tutta: il secondo che manda in tilt il futuro
Nel romanzo «Ubik», uno dei migliori lavori di Philip K. Dick, i protagonisti iniziano a sperimentare un originale paradosso: le persone rimangono ancorate al proprio presente, mentre la tecnologia incomincia a subire un degrado temporale tornando al passato (immaginate di guardare alla finestra e vedere vecchie Buick prendere il posto delle Tesla). Con il tema della tenaglia temporale gioca anche il film «Tenet» di Christopher Nolan, ma all’inverso: in quel caso è la tecnologia del futuro che si sposta nel proprio passato, cioè il nostro presente. Come spesso accade la fantasia gioca talvolta sulla soglia tra impossibile e possibile, anticipando quest’ultimo: nei prossimi anni, per sincronizzare gli orologi atomici con la rotazione terrestre, potremmo rischiare di dover sottrarre un secondo, cioè dire alla nostra tecnologia di tornare al passato, come in Dick. Si tratta di un battito di ciglio, sufficiente però ad allertare gli esperti: transazioni finanziarie, sicurezza informatica, voli aerei, gli stessi sistemi Gps si basano sul calcolo preciso dei millisecondi. Un secondo indietro può voler dire scivolare nel caos. È per questo, per evitare l’entropia della perdita del secondo, che in ottobre il mondo giocherà in anticipo e sposterà gli orologi atomici in avanti. Per una delle anomalie del rapporto tra tecnologia e umanità sembra più facile fare un balzo nel futuro: meglio aggiungere il secondo (ed eludere il paradosso di Dick) che sottrarlo. L’ironia della scienza è che il «secondo» non esiste in natura. È una convenzione dell’umanità, come il computo preciso del tempo, che deriva da un intreccio tra sistema sessagesimale dei sumeri, divisione in 12 ore diurne e notturne dell’Egitto dei faraoni e isocronismo del pendolo di Galilei. Il tempo più che scorrere si rigenera. Tutto per ricordarci che, volenti o nolenti, siamo schiavi della nostra fantasia che, talvolta, si infiltra e si nasconde nella tecnologia.