Corriere della Sera, 23 settembre 2026
Il banchiere rock che prova a unire la sinistra francese e sfidare Le Pen
A neanche otto mesi dall’elezione che potrebbe cambiare il destino della Francia e dell’Europa, a guardare i sondaggi i giochi sembrerebbero fatti: Marine Le Pen è la vincitrice annunciata, soprattutto se al ballottaggio dovesse incontrare l’avversario preferito, Jean-Luc Mélenchon della France insoumise (sinistra radicale). Ma, appunto, manca ancora tempo, abbastanza perché qualcuno dei trenta candidati già dichiarati emerga con maggiore convinzione, o perché un nuovo protagonista arrivi a rubare la scena, un po’ come fece Emmanuel Macron nell’autunno 2016.
Tra le sorprese (relative) potrebbe esserci la discesa in campo di Matthieu Pigasse, il miliardario di sinistra che ancora ieri ha ripetuto «non escludo nulla, non fermo le porte» a una candidatura all’Eliseo. A 58 anni Pigasse potrebbe pareggiare i conti con il rivale di sempre Macron: come lui uscito dalla prestigiosa scuola di amministrazione Ena, banchiere d’affari presso Lazard (Macron da Rothschild), vicino al partito socialista corrente Dominique Strauss-Khan (Macron invece fu consigliere di François Hollande), e autore nel 2012 di un saggio intitolato Révolutions, imitato qualche anno dopo da Macron con il suo Révolution (2016), al singolare.
Ma se Macron ha conquistato il potere proclamandosi «di destra e di sinistra», salvo poi venire accusato di essere «di destra e di destra», Matthieu Pigasse proclama da sempre la sua fedeltà alla sinistra: anzi, non esclude di candidarsi proprio per unire quella sinistra che oggi appare irrimediabilmente spaccata tra il campo socialdemocratico, che con le primarie di ottobre potrebbe designare Raphaël Glucksmann, e l’estrema sinistra di Jean-Luc Mélenchon, per il quale peraltro Pigasse ha dichiarato di avere votato in passato.
Il banchiere rock è un appassionato dei Clash e dei Sex Pistols che ha offerto la sua consulenza per ristrutturare il debito di Grecia, Argentina e Venezuela, tra gli altri; è a capo della filiale francese della banca di investimento americana Centerview, e del gruppo media Combat che comprende la rivista culturale Les Inrockuptibles e Radio Nova, diffusori di idee e sensibilità della gauche tendenza Mélenchon quanto i media di Bolloré (tv CNews, radio Europe1) sono vicini a Le Pen e Zemmour.
Sulla radio pubblica France Inter, Matthieu Pigasse ieri ha criticato le primarie, «che non sono democratiche perché i candidati si sono scelti da soli, e poi hanno scelto anche gli elettori. Dicono che è lo spazio della socialdemocrazia, ma è ben poco sociale visto il prezzo che bisogna pagare per votare, 15 euro». E qui, l’intervistatore non ha potuto fare a meno di introdurre l’eterno problema dell’essere di sinistra ma miliardari, coltivare un’immagine di normalità – «a Parigi giro in metrò e in bici» – ma avere passato le vacanze di quest’estate nell’isola caraibica di Moustique, in una villa da 2.600 metri quadrati pagata 434 mila euro per 19 notti, pari a vent’anni di salario minimo.
«Non ho mai nascosto di avere guadagnato molti soldi – ha ribattuto Pigasse —. Sarebbe indecente se io chiedessi sacrifici agli altri. Invece faccio parte di quelli che hanno un patrimonio superiore a 100 milioni di euro, soggetti quindi alla tassa Zucman. E io dico sì, sono ricco, e voglio pagare più tasse». Dopo 10 anni di Macron accusato di essere lontano dai francesi comuni, Pigasse si prepara a lanciare la sfida più grande.