Corriere della Sera, 23 settembre 2026
L’Arabia Saudita riapre l’oleodotto colpito dalle milizie filo-Teheran
Oltre milleduecento chilometri attraverso il deserto per trovare una scorciatoia alla crisi. L’oleodotto Est-Ovest è servito all’Arabia Saudita ad aggirare il blocco attorno allo Stretto di Hormuz, iniziato con la Furia Epica di Donald Trump alla fine di febbraio e ancora in corso perché il confronto tra iraniani e americani non si risolve. Anche questa via è stata però interrotta dal conflitto: un attacco di droni, lanciati – sostiene Riad – dalle milizie sciite in Iraq appoggiate da Teheran: l’impianto è stato ha danneggiato e fermato una decina di giorni, era già stato colpito in aprile.
Adesso il regno del Golfo sarebbe pronto a ripartire con il trasporto da Riad al porto di Yanbu, dal Golfo Persico al Mar Rosso, già ieri – scrivono alcuni media arabi – entro sabato calcola la testata Bloomberg. Il prezzo del greggio è tornato a scendere così sotto i 100 dollari al barile, ma continua a salire la tensione attorno allo Stretto di Bab El Mandeb, che le petroliere devono comunque passare per raggiungere l’Europa o l’Asia. È attorno allo scoglio di roccia rivolto verso l’Africa che gli Houthi stanno combattendo in Yemen. Per riuscire a controllarlo e da lì controllare i traffici internazionali.
I ribelli sciiti, armati e finanziati dall’Iran, avanzano contro le truppe governative rinforzate dall’Arabia Saudita, la guerra civile va avanti da dodici anni. In mezzo resta la popolazione: molti erano già scappati tra queste montagne dai loro villaggi, ora devono lasciare anche i campi rifugiati. Le Nazioni Unite calcolano almeno 230 mila sfollati interni nei prossimi mesi, 10 mila in cerca di salvezza a Gibuti, sulla costa di fronte, spesso raggiunta su piccole imbarcazioni.
I sauditi avevano avvertito nei giorni scorsi un paio di raffinerie europee che le forniture di petrolio previste in ottobre dai contratti sarebbero saltate. La riapertura dell’oleodotto dovrebbe ristabilire in parte il flusso: era 7 milioni di barili al giorno prima dell’attacco, di cui 2 per il consumo interno, il resto destinato all’esportazione.
Per ora la Casa Bianca resta fuori dallo scontro, lo scorso fine settimana i bombardieri sarebbero stati pronti a decollare per colpire gli Houthi ma il presidente Donald Trump all’ultimo non ha dato l’ordine. I suoi inviati hanno incontrato gli emissari dei ribelli in Oman e il leader americano è convinto di poter raggiungere un’intesa. «Rispetteremo i nostri impegni militari con l’Arabia Saudita», ha dichiarato Marco Rubio, il segretario di Stato, in un’intervista a Fox News. «Stiamo lavorando per risolvere la situazione, se si arriverà a un punto critico però saremo sempre al fianco di Riad».
Più bellicosi la Turchia e il Pakistan che in agosto hanno firmato un patto di difesa reciproca con la monarchia. Soprattutto dopo che un drone è stato lanciato verso la Mecca una settimana fa, i sauditi accusano gli Houthi del raid. Il tentato assalto alla città più sacra dell’Islam ha generato la reazione durissima degli alleati musulmani.