Corriere della Sera, 23 settembre 2026
Cerimoniale marziale per l’arrivo di Xi. Donald in persona va a riceverlo
È un cerimoniale marziale quello che Donald Trump ha preparato per Xi Jinping. Il presidente americano accoglierà l’ospite questo pomeriggio (ora di Washington, la sera in Italia), nella base aerea militare di Andrews. Non è consueto che un presidente degli Stati Uniti vada all’aeroporto per ricevere i visitatori, l’onore segnala l’importanza politica dell’appuntamento. È annunciata anche un’esibizione di forza, perché nel cielo della base Xi vedrà sfrecciare un bombardiere B-2 Spirit e caccia F-22 Raptor. Il leader cinese ha visto di peggio: nel primo vertice con Trump, nel 2017, fu informato durante la cena che in quei minuti una cinquantina di missili Tomahawk americani erano in volo verso la Siria.
Nelle consultazioni preparatorie i cinesi hanno insistito sulla necessità di tener fede e consolidare la formula coniata al vertice di maggio a Pechino: «stabilità strategica costruttiva». Il progetto soddisfa Xi perché riconosce la Cina come superpotenza parigrado degli Stati Uniti.
Pechino ha fatto balenare l’obiettivo «distensione». La parola è stata usata nel titolo di un intervento su Foreign Affairs scritto dal professore Da Wei, docente di Sicurezza e Relazioni internazionali all’università Tsinghua. È perlomeno probabile che il politologo abbia firmato l’articolo dopo essere stato autorizzato (se non ispirato e spinto a uscire allo scoperto) dal vertice del Partito-Stato cinese. Vale la pena allora sintetizzare il suo messaggio. Che parte dalla «relazione costruttiva di stabilità strategica» osservando che molti analisti a Washington si sono espressi con scetticismo su questa formula, bollandola come «parole vuote». Eppure, si tratta della prima volta in oltre un decennio di crescente inimicizia, che le due superpotenze hanno dichiarato un consenso positivo sul loro rapporto. Al vertice sarà in primo piano la tregua commerciale da prorogare, visto che formalmente scade a novembre. E la nuova frontiera di feroce competizione: l’AI. Alla cena tra i due leader ci saranno Mark Zuckerberg e altri leader del Big Tech. In agenda poi le crisi internazionali, dalla guerra di Putin in Ucraina, che Xi continua a spalleggiare fingendosi neutrale, al conflitto in Iran, grande fornitore di petrolio alla Cina.
La distensione prospettata dal docente della Tsinghua ha delle condizioni. La Cina vuole assicurazioni anzitutto su Taiwan «un pericoloso focolaio che potrebbe scatenare un conflitto armato deliberato tra Cina e Stati Uniti». In cambio, Xi potrebbe facilitare un summit-show tra Trump e il nordcoreano Kim Jong-un. Al presidente americano servirebbe una distrazione dal pantano mediorientale.