Corriere della Sera, 23 settembre 2026
Le condizioni di Zelensky per la tregua energetica
«L’Ucraina farà un accordo, ma non posso dirvi quale». Donald Trump torna a promettere una pace che, a sentir lui, tutti vogliono ma nessuno riesce a concludere. Al suo fianco annuisce Volodymyr Zelensky, arrivato a New York per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite con la moglie Olena.
All’inizio del nuovo bilaterale con l’alleato statunitense, il presidente ucraino auspica un’intesa «prima dell’inverno», il quinto dall’inizio della guerra. Dei possibili termini, però, trapela poco. Nulla filtra neppure dell’incontro informale tra Zelensky e il direttore della Cia John Ratcliffe all’aeroporto irlandese di Shannon, durante il rifornimento dei rispettivi aerei. Sul tavolo c’è la tregua energetica che Mosca e Kiev potrebbero raggiungere in vista del freddo. Trump aveva già chiesto pubblicamente al leader ucraino di fermare gli attacchi contro le raffinerie russe, sostenendo che contribuissero alla carenza e al rincaro globale del diesel. Una richiesta ribadita anche ieri. È proprio questa, però, la leva che Zelensky cerca di preservare per pesare sul negoziato. A settembre tre delle sei maggiori raffinerie russe di diesel hanno fermato o ridotto la produzione. Dopo Syzran, Yaroslavl, Ufa e l’impianto di Mosca, nella notte tra lunedì e martedì è stata colpita la raffineria Kuibyshev di Samara. Nelle stesse ore, i droni di Putin uccidevano 4 persone a Dnipro e ne ferivano almeno 6 nella capitale ucraina.
Kiev non accetta uno stop unilaterale. Zelensky si dice pronto a sospendere gli attacchi soltanto in cambio della fine dei raid russi contro la rete energetica ucraina e gli obiettivi sul Mar Nero, con garanzie solide e durature. In parallelo, il presidente ucraino continua a chiedere intercettori per proteggere il Paese. Nell’incontro con il presidente francese Emmanuel Macron ha incassato la promessa di altri sistemi Samp/T e missili. Ma i Patriot restano centrali nelle richieste di Kiev per rafforzare la difesa delle città prima dell’inverno mentre resta irrisolto il nodo delle licenze di produzione in Ucraina.
Sulle prospettive militari Trump non si sbilancia. Ai giornalisti che gli chiedono se sia ancora convinto, come l’anno scorso, che Kiev possa riconquistare i territori occupati, risponde che gli ucraini sono «grandi combattenti». Un elogio che lascia senza risposta la domanda. Altrettanto evasivo sulla possibilità di un incontro trilaterale con Zelensky e Vladimir Putin al G20 di dicembre a Miami: il presidente americano si limita a ribadire che entrambi i presidenti vogliono porre fine alla guerra. Ma tra la volontà che Trump attribuisce ai due leader e le condizioni per un’intesa resta una distanza che le dichiarazioni non colmano.