ilfattoquotidiano.it, 22 settembre 2026
Il 91% dei venezuelani non si sente rappresentato da Rodriguez all’Onu
La cattura di Maduro da parte degli Stati Uniti ha segnato un nuovo corso per il Venezuela, passato dal chavismo a Delcy Rodriguez, che ha aperto le porte a Donald Trump. O meglio, ha siglato accordi coordinati dal segretario dell’Energia Usa per la spartizione delle risorse energetiche nei settori petrolifero, petrolchimico, gasiero ed elettrico con cinque imprese straniere: Chevron, Eni, GE Vernova, Primavera e Aspect Holding. Il rapporto con gli Usa, all’indomani della fine dell’era Maduro, era già stato formalizzato a metà gennaio con l’incontro tra Rodriguez e il direttore della Cia, John Radcliffe, a Palazzo di Miraflores e nel corso dei mesi si è intensificato, fino ad arrivare alle intese sul petrolio. E in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, è previsto anche un incontro informale fra il capo della Casa Bianca e la presidente ad interim di Caracas.
Un faccia a faccia che però, secondo quanto emerge da un sondaggio della società venezuelana Meganálisis realizzato online tra il 15 e il 19 settembre su 1.627 adulti in tutto il Paese, il 91% dei venezuelani disapprova. Secondo la rilevazione, l’80% degli intervistati boccia inoltre l’accordo petrolifero siglato il 28 agosto tra Stati Uniti e Venezuela, contro il 13% favorevole e l’8% che non sa o non risponde. Il 94% afferma inoltre di non sentirsi rappresentato da Rodríguez all’Onu, mentre solo il 3% esprime la posizione opposta. Il sondaggio indica un margine di errore di 2,43 punti percentuali, ma la metodologia online, basata su utenti Internet e quote geografiche, limita la rappresentatività rispetto all’intera popolazione adulta.
La rilevazione è stata realizzata prima dell’arrivo di Rodríguez a New York: si tratta del suo primo viaggio negli Stati Uniti da quando ha assunto il potere a gennaio. L’esponente del ‘chavismo’ al potere nel Paese sudamericano è stata accolta sul suolo americano da John Barrett, incaricato d’affari degli Usa a Caracas, e dal vice ministro degli Esteri venezuelano, Oliver Blanco. In un messaggio postato su X, Rodríguez ha scritto che il Venezuela partecipa “con la fermezza e la speranza di un popolo che crede nell’unione e nella solidarietà tra le nazioni”, sottolineando che difenderà i principi del suo Paese con un’agenda basata su “rispetto, cooperazione e comprensione”. Domani è invece previsto un incontro con Donald Trump, nell’ambito di una serie di colloqui a margine dell’Assemblea generale dell’Onu. Sarà il primo incontro di persona tra i due e il colloquio di più alto livello tra un presidente statunitense e un leader venezuelano da oltre undici anni, superando la breve interazione tra Barack Obama e Maduro nel 2015. Oltre alla riunione con Trump, sono previsti altri colloqui di alto livello con leader e delegazioni, in un contesto di ripristino delle relazioni diplomatiche, reintegrazione multilaterale e normalizzazione dei canali con Washington. Sebbene Rodríguez si trovi nella stessa città in cui è detenuto Maduro – attualmente in una cella del Metropolitan detention center di Brooklyn, a pochi chilometri dalla sede del Palazzo di Vetro – non sono previsti contatti né visite in carcere. Non è stata avanzata alcuna richiesta pubblica, né è stata annunciata alcuna autorizzazione per un simile incontro.