il Fatto Quotidiano, 22 settembre 2026
Intervista a Laura Morante
Laura Morante, è nelle librerie con Dieci storie pop, e altrettante canzoni degli anni 60: la genesi?
Da Un sorriso e La bambola alle mie preferite Tintarella di luna e Dimmi quando quando quando, mi sono lasciata ispirare dalla musica leggera. Se Mozart trionfa sempre sulle nostre esperienze personali, le canzonette sono un catalizzatore di ricordi ed emozioni.
Roma, quartiere di Centocelle, Bobby, Ester, Arrigo e gli altri tra piazzetta e baretto, Gilera e filarini: il ’68 però non c’è.
Non l’ho vissuto, ero troppo piccola. E poi è un movimento che primariamente ha interessato gli atenei, e io l’università non l’ho fatta. Mi sono iscritta due volte, e non sono mai riuscita ad andarci: ero patologicamente timida, i coetanei mi spaventavano.
Di quel decennio rimpiangerà pur qualcosa?
Il tempo dilatato di allora, ne ho un bisogno fisiologico: oggi va tutto troppo in fretta, che ansia! Mi è rimasta impressa una frase di mia figlia più grande, quando avevo la seconda neonata: “Com’è dolce questo giorno”, lento e placido, passato tra pappe e terrazza.
Scrive: “Se sei molto bello ma molto povero, o molto intelligente ma molto brutto, 90 su 100 tendi a regolare le tue aspettative sulla parte più favorita, e quando sei fatalmente costretto a fare i conti con la mancanza di soldi o col fatto che sei grasso o calvo ti senti frustrato e infelice”. Lei, ovviamente parlo di soldi, ha corso questo rischio?
(Ride) In realtà, ho attraversato l’infanzia credendomi brutta, andavano di moda le ragazze più rotondette, e io oltre che timida ero magrissima. Le mie due sorelle ricevevano tutti i complimenti, io ero “un tipo”.
Ha esordito alla letteratura con Brividi immorali nel 2018 e ora concede il bis: papà Marcello e zia Elsa quanto l’hanno influenzata?
A casa i libri erano ovunque, ci sono cresciuta in mezzo: gli attori non mi facevano né caldo né freddo, io avevo il culto dello scrittore – chissà che mi credevo.
Anche scrittrice va bene, ma in questo momento, nella doppia veste di attrice e regista, non servirebbe di più al cinema italiano?
Il problema è che ho scritto un terzo – dopo le regie Ciliegine (2012) e Assolo (2016), ndr – film, anche un quarto, e non ho trovato i fondi. Io non so come facciano gli altri, a me non riesce, non sono brava nelle relazioni sociali. Del resto, ho faticato anche da attrice.
Con la carriera che ha avuto?
Almeno per i primi dieci anni: i produttori non mi volevano mai, i registi dovevano addirittura lottare per avermi. Moretti me l’ha raccontato tante volte, per Bianca fu ostinato nel richiedermi, seguitava a rifiutare le potenziali interpreti, il produttore Manzotti esasperato gli disse: “Prendi chiunque, basta che non sia la Morante”. Alla fine, Nanni l’ha spuntata.
Andrà a vedere il suo nuovo film, Succederà questa notte, dal 3.12 in sala?
Be’, penso proprio di sì.
Recitarci ancora invece?
Quello mica dipende da me. Dice, “perché non fai un film con i fratelli Coen?”: perché non mi chiamano!
Alla Mostra di Venezia nessun premio per Moretti e gli altri quattro italiani in Concorso, se l’aspettava?
Anni fa a Cannes un giornalista mi chiese: “C’è un film italiano in lizza per la Palma d’Oro, fa il tifo?”, e io: “Guardi, sono una persona civile, al massimo mi posso augurare che sia il migliore, ma fare il tifo solo perché è italiano… non ci penso nemmeno!”.
Severa ma giusta.
Tre mesi dopo, al festival di Venezia il presidente di giuria Monicelli – un grande amico che ho amato follemente – rispose quasi la stessa cosa, allorché gli domandarono dell’opera di Bellocchio (Buongiorno, notte, 2003, ndr) che non aveva voluto premiare. Insomma, io amo un film per quel che è, non per la nazionalità, mica siamo allo stadio.
Al Lido Susan Sarandon ha stigmatizzato l’ostracismo da parte di Hollywood per il suo impegno pro-Pal: Morante, non teme che le riservino un analogo trattamento in Italia?
Non me ne importa, quali che siano le conseguenze. Anche quest’anno sono salita sul palco con la bandiera della Palestina e di Cuba: mi sembra doveroso, ed è comunque pochissimo. Come si fa a stare in silenzio? A posteriori, ci vergogneremo in una maniera terribile se non abbiamo agito.