Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  settembre 22 Martedì calendario

I progetti di Landini per la sua successione in Cgil

Chissà se nelle varie difficoltà che attorniano Elly Schlein la segretaria Pd pensi di potersi appoggiare alla Cgil. In questo caso dovrà tenere conto che per il sindacato di Maurizio Landini si è di fatto aperto il prossimo congresso nazionale. Le avvisaglie si sono avute il 14 settembre quando l’Assemblea generale dell’organizzazione ha eletto la nuova segreteria nazionale. In realtà ha eletto tre nuovi nomi chiamati ad allargare l’organo esecutivo dopo le dimissioni di Francesca Re David costretta a lasciare per i raggiunti limiti di età (è andata in pensione a luglio). Solo che invece di sostituire soltanto il suo nome Landini ha avanzato tre nuove proposte: l’attuale segretario della Fiom-Cgil, Michele De Palma, Stefania Filetti, segretaria generale Cgil Varese e Serena Sorrentino, presidente della Commissione del Programma fondamentale che in passato ha già fatto parte della segreteria generale. Ora l’organismo è composto da dieci persone, cinque uomini e cinque donne e proprio la parità di genere ha indotto all’allargamento.
Ma non si tratta solo di equilibrio perché in realtà, dopo sette anni di segreteria, Landini fa fatica a tenere l’unità di tutta l’organizzazione. I problemi, maturati già in segreteria, avevano portato al cambio del responsabile Organizzazione mentre nella nuova composizione il segretario può contare su una maggioranza di sei a quattro.
Un assaggio di questa contrapposizione si è avuto nel voto sulla scelta di allargare la segreteria: il 33,5% ha votato contro il 61% a favore. Ma sui 287 aventi diritto, i sì sono stati solo 142, non raggiungendo il 50% dell’assise. Dettagli tecnici, quelli politici stanno nella composizione di quella contrarietà. In quel 33% si trova così la maggioranza dello Spi, il potente sindacato dei pensionati, quasi la metà dell’organizzazione (46,8%), l’altrettanto potente Filcams, il sindacato di categoria più grande con circa 600mila iscritti, le più piccole Slc e Nidil, il sindacato dei trasporti Filt, ma anche gran parte della Lombardia e quasi tutta l’Emilia, altro polmone non indifferente nella vita del sindacato rosso.
Difficile al momento rintracciare motivi politici esatti di questa contrapposizione che sembra rinviare soprattutto alla scelta della successione e ai rapporti interni. Sul piano dei contenuti, infatti, la Cgil sembra marciare compatta nella trattativa con Confindustria e altre associazioni datoriali per il rinnovo del modello contrattuale e l’individuazione di una forma condivisa di rappresentanza. I negoziati vanno avanti spediti da luglio, e settembre potrebbe essere un mese decisivo anche per la rinnovata unità, su questo punto con Cisl e Uil. Sul rapporto con il governo le cose però divergono e non a caso la Cgil, insieme alla rete di associazioni la Via Maestra, ha già indetto una manifestazione nazionale il 17 ottobre mentre si dà abbastanza per certo il tradizionale sciopero generale intorno al mese di novembre.
A rendere tesi i rapporti, quindi, c’è la successione a Landini. In molti si sono sentiti esprimere la volontà di puntare su De Palma, 50 anni, cresciuto in Rifondazione comunista, poi gavetta Fiom e con posizioni piuttosto radicali e in continuità con Landini. Una scelta che fa storcere il naso a un ampio settore che già a fatica, sette anni fa, nel 2019, aveva accettato il nome dell’ex segretario Fiom. In quell’occasione, invece l’allora segretaria uscente, Susanna Camusso, puntava proprio su Serena Sorrentino, ma la forza politica di Landini alla fine prevalse. Oggi si potrebbe delineare uno scenario in cui De Palma, in piena continuità con il segretario, potrebbe però trovarsi alla guida di una Cgil insofferente, mentre Sorrentino potrebbe svolgere un ruolo più unitario. Si vedrà.
Quello che emerge con certezza è che la Cgil terrà il suo congresso nel 2027 dopo le elezioni politiche, scelta voluta da Landini per garantire a chiunque che non sarà un candidato alle Politiche. Scelta che ha anche il pregio di non oscurare in nessun modo la corsa di Elly Schlein, a cui la Cgil non dovrebbe far mancare il proprio appoggio non solo alle elezioni, ma anche nella corsa delle primarie. Così garantisce chi si occupa del rapporto tra il sindacato e la sinistra organizzata. E infatti si parla anche di candidati del sindacato dal nome importante nelle liste dei dem.