La Stampa, 22 settembre 2026
Testimoni di Geova, cade il tabù del sangue
Da tre giorni e per la prima volta in 80 anni, i Testimoni di Geova del mondo possono donare e ricevere trasfusioni di globuli rossi, globuli bianchi, plasma e piastrine, ma non di sangue intero che non sia loro. La notizia è stata data con un titolo ermetico, ma ha sconvolto una comunità da oltre 9 milioni di fedeli. «2026 Governing body update number 6», ovvero sesto aggiornamento dell’anno dal corpo direttivo. È andato online all’una di notte italiana di sabato sul sito ufficiale e da allora anima le discussioni di una comunità che adesso appare spaesata, ossequente o stizzita per le migliaia di persone morte per non violare il precetto.
È un video di quattordici minuti, in cui un anchorman divaga su questioni confessionali per i primi otto, poi cita la lettera di Paolo ai Galati del Nuovo Testamento: «Ciascuno porterà il proprio fardello». Intende dire che ciò che segue potrà essere deciso liberamente, in anonimo, senza giudizio dai correligionari. Ricorda che col «cambio d’intendimento numero 2 del marzo ’26» è stata liberalizzata l’autotrasfusione, permettendo a chi doveva affrontare un intervento, di usare sacche proprie prelevate in precedenza, e poi annuncia: «Questo principio si applica anche ai quattro maggiori componenti del sangue», ovvero quelli che costituiscono il 99 per cento delle trasfusioni odierne, dato che il sangue intero in medicina non si usa praticamente più.
I Testimoni di Geova fanno risalire la propria fondazione all’anno 1870, ma l’introduzione del divieto di ricevere sangue altrui risale alla Seconda Guerra Mondiale. Sull’organo d’informazione La Torre di Guardia comparve un articolo che inaugurava l’interdizione, interpretando alla lettera alcuni passi delle Sacre Scritture, in cui si impone di «astenersi dal sangue». Il ragionamento era: il sangue è vita e riceverlo per via endovenosa è peccato tanto quanto nutrirsene. A lungo, la pena è stata l’espulsione.
È difficile stimare quanti siano morti per aver rifiutato una trasfusione. Il gruppo di attivisti di AJWRB, che si batte per l’abolizione del divieto, ne ha contati 33 mila dal 1961 al 2016, ma è un dato inattendibile. In Italia, oltre 250 mila adepti, rifiutare un trattamento medico per motivi religiosi è un diritto, mentre in Giappone, dove vive una comunità equivalente alla nostra, il governo ha inserito nelle direttive ministeriali sulle negligenze genitoriali che possono portare all’allontanamento di un minore dalla famiglia, proprio l’obiezione di coscienza sulle donazioni di sangue per i figli.