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 2026  settembre 18 Venerdì calendario

Se due libri con lo stesso titolo finiscono in tribunale

In Italia ci sono almeno cinque romanzi intitolati Discesa all’inferno. La parola Ombre dà il titolo a due libri molto diversi, una raccolta di scritti di Tommaso Landolfi e un racconto fantastico di José Bianco. E ancora: Sándor Márai e Aldous Huxley hanno entrambi pubblicato, in epoche, contesti e lingue differenti, un’opera intitolata L’isola. Si tratta di casi emblematici in cui la coincidenza temporale o la distanza geografica hanno attutito i potenziali cortocircuiti commerciali.
Esistono tuttavia dei confini invisibili che nessun editore si sognerebbe mai di valicare. Chi, per esempio, oserebbe pubblicare novità intitolate Il nome della rosa o L’amica geniale, Gomorra o L’insostenibile leggerezza dell’essere? Sono titoli che identificano libri di grande successo firmati da autori noti in tutto il mondo (nello specifico Umberto Eco, Elena Ferrante, Roberto Saviano, Milan Kundera). In questi casi, il titolo cessa di essere una semplice combinazione di parole per trasformarsi in un vero e proprio “marchio di fabbrica”.
Ma le cose si complicano notevolmente quando le parole scelte per la copertina sono generiche, di uso comune e adottano, per esempio, termini universali come “amore” o “segreto”. Sullo scaffale di una libreria o nella pagina di una piattaforma digitale libri diversi con lo stesso titolo possono certamente coabitare, ma non sempre. La convivenza pacifica si interrompe bruscamente quando il rischio di confusione danneggia un’opera già esistente, sviando il lettore. Può sembrare una questione oziosa per addetti ai lavori, ma basta a creare scompiglio nel variegato mondo editoriale, che in Italia è composto da oltre 5.000 case editrici attive (cioè che pubblicano almeno un titolo all’anno) travolte da un numero elevatissimo di incombenze legate all’uscita di oltre 70 mila novità nei dodici mesi. In un mercato così saturo e frenetico, dove il ciclo di vita di un volume si misura in settimane, il controllo preventivo sui titoli diventa complesso anche se Google libri, Amazon libri e Goodreads possono essere d’aiuto.
Alla sbarra
Ad agitare le acque contribuisce ora un singolare caso giudiziario. Il 24 luglio un’ordinanza del Tribunale di Milano ha vietato all’editrice Sem di promuovere e commercializzare un romanzo uscito da pochi mesi: Le chiavi di casa dello scrittore emiliano Patrick Fogli, già vincitore del premio Scerbanenco nel 2018. Su ingiunzione dei giudici, l’editore ha dovuto ritirare il volume dalle librerie fisiche e online, anche se è autorizzato a ripubblicarlo in futuro con un titolo diverso.
La causa era stata intentata dall’avvocato e scrittore romano Paolo Ricchiuto, autore di un altro Le chiavi di casa. Il romanzo, pubblicato da Giunti tre anni fa, ha venduto oltre 10 mila copie ed è stato riproposto lo scorso anno in edizione tascabile/bestseller. Il Tribunale di Milano ha ritenuto che la pubblicazione, a distanza così ravvicinata, e quindi la presenza contemporanea in libreria di due romanzi con lo stesso titolo possa creare confusione tra i lettori, ledendo i diritti commerciali del primo autore e ponendosi in contrasto con l’articolo 100 della Legge sul diritto d’autore e con alcune sentenze della Cassazione.
Eppure Le chiavi di casa non è certo un titolo inedito: si chiamano così un romanzo per ragazzi di Eric Allen uscito da Vallecchi nel 1973; il film di Gianni Amelio del 2004, con la sceneggiatura pubblicata da Marsilio; e anche un’opera molto più recente, il diario da Gaza del giornalista palestinese Sami Al-Ajrami scritto assieme alla giornalista di Repubblica Anna Lombardi nel 2024 e pubblicato da Mondadori.
Poche parole
Secondo il Tribunale di Milano però il caso del libro di Patrick Fogli è differente, perché il titolo, anche se composto da termini di uso comune e di contenuto generico, identifica un’opera dello stesso genere, il thriller psicologico. La “guerra dei titoli” chiama in causa un aspetto rilevante dell’attività editoriale, creativo e pratico allo stesso tempo, fatto di parole che non possono essere considerate monopolio esclusivo di chi le utilizza, ma che devono rispettare le norme sul diritto d’autore. «Il titolo è un’esca che anticipa al lettore che si divertirà o che il volume si rivelerà interessante e che vale la pena acquistarlo», spiega Tommaso Codignola, titolare delle Edizioni di Storia e letteratura. «In fondo è quello che fanno anche i titolisti dei giornali o i pubblicitari: condensare in poche parole incisive una grande varietà di considerazioni. Nella mia esperienza, raramente si azzecca il titolo al primo tentativo; ci si avvicina lentamente, limando, provando e riprovando».
«Un buon titolo è sempre il risultato di un’intesa tra chi scrive e chi pubblica» aggiunge Giulio Girondi, editore di Oligo. «Anche per questo non credo nei titoli banali, costruiti con parole abusate, ma non sono contrario a quelli capaci di evocare opere già pubblicate, se l’operazione è costruita con intelligenza e vuole suggerire al lettore un percorso interpretativo».
Le cose sono probabilmente più semplici nell’editoria per ragazzi. «Nel nostro settore è più raro trovare titoli simili, anche perché usiamo spesso i nomi dei protagonisti delle storie, elementi magici o curiosi» argomenta Irene Scarpati, titolare di Biancoenero. «Servono immagini forti che rinviano a mondi fantastici, avventure o misteri. Insomma, i titoli devono essere brevi, curiosi, capaci di catturare subito l’attenzione dei giovani lettori». E, se possibile, così originali da risultare indimenticabili.