Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  settembre 22 Martedì calendario

Roma vuole il tetto al gas, lite con la Ue sulla cifra

Sulla carta dovrebbe essere un facile esercizio di traduzione: prendere il “tope iberico”, il tetto al prezzo del gas che Spagna e Portogallo introdussero per le centrali elettriche durante la crisi del 2022, e riprodurlo tale e quale in Italia. In pratica l’operazione per tagliare le bollette si sta rivelando molto più difficile del previsto, visto che il nostro governo e l’Europa non riescono a mettersi d’accordo sul valore del tetto. L’Italia lo vorrebbe uguale a quello concesso quattro anni fa ai vicini, 40 euro al megawattora rispetto a una quotazione del metano che sfiorava i 100. Bruxelles invece si ferma a 75. Considerato che il prezzo all’ingrosso al momento si aggira su quei livelli, il tetto sarebbe ininfluente. Utile al massimo a sterilizzare l’impatto a cascata sull’elettricità di eventuali ulteriori aumenti del gas, non ad assorbire i rincari scattati dall’inizio del conflitto in Medio Oriente.
«Stiamo negoziando», ha detto a Repubblica il ministro dell’Ambiente Pichetto, esprimendo irritazione per la lunga trattativa in cui si è impantanato il decreto Bollette, approvato a primavera e ancora inattuato. «La Commissione è in contatto con le autorità italiane sul decreto», si limita a dire un portavoce. Perché questa diversità di trattamento? La prima cosa da dire è che il nostro governo non si è aiutato, percorrendo all’inizio una strada assai azzardata. Il suo decreto voleva infatti rimborsare alle centrali termoelettriche il costo degli Ets, i certificati per l’emissione di anidride carbonica, pilastro delle politiche per la transizione. La prevedibile risposta di Bruxelles è arrivata subito: gli Ets non si toccano, se volete potete agire sul costo della materia prima, cioè il gas.
Da qui la svolta del governo verso il tetto iberico, per cui andrebbe scritta una nuova legge. E poi il disappunto per il muro incontrato sul prezzo. La rigidità di Bruxelles si spiega con il timore che un tetto troppo basso provochi distorsioni nel mercato europeo. A differenza di Spagna e Portogallo, isolate dal punto di vista energetico, l’Italia è molto connessa. Se il prezzo dell’elettricità scendesse sotto quello dei vicini le nostre centrali potrebbero iniziare ad esportare, con un doppio paradosso: gli impianti a gas produrrebbero di più e i consumatori italiani finirebbero per sussidiare quelli di altri Paesi. Questo rischio viene agitato anche dalle grandi società energetiche in trincea per scongiurare il tetto, misura che in Spagna – abbassando i prezzi – ha ridotto di miliardi i loro margini.
Uno stallo analogo, tra obiezioni del settore e dubbi di Bruxelles, frena anche una seconda misura del decreto Bollette, quella che vuole azzerare l’extra prezzo del gas pagato in Italia rispetto alla borsa europea. Pichetto ha detto che il governo è pronto ad andare avanti anche senza l’ok europeo, a costo di rischiare una procedura di infrazione.
Nel frattempo l’Europa prova a dotarsi di nuovi strumenti per rafforzare la sicurezza energetica. Una bozza del nuovo regolamento unificato su elettricità e gas, oggi separati, prevede secondo l’Agi un sistema di allarme europeo da attivare prima che una crisi diventi emergenza, permettendo alla Commissione di introdurre misure coordinate per ridurre i consumi e di effettuare acquisti comuni di gas usando le risorse del bilancio europeo. Di misure simili in realtà si parla dalla crisi del metano russo, quattro anni in cui l’Europa e i suoi Paesi non sono stati in grado di mettere in campo una strategia comune. Intanto in Italia i prezzi dei carburanti continuano a salire: ieri la benzina era in media a 2,155 euro e il gasolio a 2,335.