Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  settembre 22 Martedì calendario

Palermo, battaglia sulla comunioni: commercianti contro Curia

Meno cerimonie, meno feste, meno banchetti: un danno da venti milioni euro, sottolinea il presidente di Confimprese, che rappresenta un esercito di fiorai, ristoratori, fotografi, negozi di abbigliamento. Quella somma, 20 milioni, è il pregiudizio economico che deriverebbe dalla decisione della Curia di Palermo di unificare comunioni e cresime, all’interno di un percorso spirituale più lungo, di cinque anni.
Gli esercenti sono in rivolta, visto che il business a rischio è imponente: nel capoluogo siciliano, questa è la stima, si festeggiano circa tremila comunioni l’anno. Sulle feste per i sacramenti, a Palermo, è in corso da mesi una battaglia senza esclusione di colpi: i commercianti da un lato, la Chiesa dall’altro, e il sindaco Roberto Lagalla in mezzo, a tentare un compromesso. Confimprese ha proposto all’arcivescovo Corrado Lorefice una soluzione: «Un percorso transitorio intensivo destinato ai bambini più grandi, che saranno i primi a completare il nuovo ciclo di preparazione. Si tratta di rendere possibile la ripresa delle celebrazioni della prima comunione nel 2027, predisponendo un percorso transitorio intensivo per i bambini più grandi, destinati a completare per primi il nuovo ciclo di preparazione».
La Curia però non arretra e ricorda che il progetto catechistico diocesano, avviato nel 2024 dopo anni di confronto, «ha a cuore unicamente il bene delle famiglie» La proposta «di alcune organizzazioni di categoria appare in aperta contraddizione con lo spirito della riforma faticosamente costruita. Una simile scorciatoia priverebbe i bambini del tempo necessario per un’autentica crescita personale e comunitaria, snaturando e svuotando il senso stesso dell’intero progetto». L’Arcidiocesi dice di comprendere «e fragilità e le sofferenze del tessuto produttivo locale, fatto di piccoli imprenditori, lavoratori e padri di famiglia che vivono con fatica questo tempo storico” ma “non intende arretrare, pur confermandosi sempre come una casa dalle porte aperte».
E il sindaco Lagalla? Dopo aver incontrato gli operatori economici ha scritto a Lorefice dicendo che «saprà trovare la via più appropriata che contribuisca a mitigare la loro giustificata ansia, ovviamente senza snaturare l’impianto e la comprensibile ispirazione delle intervenute e più recenti disposizioni della Chiesa palermitana». Dopo l’intervento del sindaco Confimprese ha annullato un sit-in previsto oggi davanti la Curia. Ma le distanze rimangono.