la Repubblica, 22 settembre 2026
Il mondo torna al Palazzo di vetro: per l’Onu è l’ultima chiamata
«Trump va verso una settimana di diplomazia, ostacolato dalla mancanza di alleati». Il titolo del Washington Post alla vigilia dell’Assemblea Generale dell’Onu descrive bene l’angolo in cui si è cacciato il capo della Casa Bianca, e in cui ha costretto anche il resto del mondo. Da una parte lui, isolato, che con guerre, dazi, attacchi personali ai colleghi, ha frantumato il sistema costruito dagli Usa dopo la Seconda guerra mondiale per promuovere i loro interessi nazionali, oltre ai principi democratici ormai fuori moda; dall’altra una comunità internazionale incapace di rispondere e un multilateralismo sempre più irrilevante. In mezzo il genere umano, con problemi che quasi nessuno prova più a risolvere con metodo condiviso.
Fonti autorevoli dell’amministrazione, presentando la missione lampo di 24 ore al Palazzo di vetro, hanno chiarito che gli obiettivi di Trump saranno definire con i paesi del Golfo le prossime mosse in Iran, ora che gli Houthi dello Yemen hanno allargato il fronte all’Arabia Saudita e al Mar Rosso; rilanciare il dormiente processo di pace a Gaza; incontrare la venezuelana Delcy Rodriguez per consolidare l’alleanza con i sopravvissuti del regime chavista; vantarsi dei tagli imposti all’Onu. A questo vanno aggiunti i bilaterali con Zelensky per provare a sbloccare lo stallo in Ucraina, più quelli con i leader di Gran Bretagna, Giappone e Francia.
Trump difenderà l’intervento in Iran, ricordando che «non erano solo gli Usa a chiedere di fermare il programma nucleare, ma il Consiglio di Sicurezza» e quindi il mondo intero. Dopo il discorso di stamattina, incontrerà i Paesi membri del Gulf Cooperation Council. Riad vorrebbe che intervenisse contro gli Houthi, ma lui tentenna. Deve tenere a mente le elezioni di midterm, che rischia di perdere rovinosamente, evitando iniziative che peggiorino la sua situazione.
La settimana scorsa gli Usa hanno pagato 725 milioni di arretrati per il bilancio dell’Onu e 102 milioni per le operazioni di pace, il minimo per conservare il diritto di voto in Assemblea Generale. Hanno ancora un debito di 1,3 miliardi, ma gli assegni staccati fanno supporre che Trump non abbia deciso di chiudere il Palazzo di vetro. Un alto funzionario Usa però rivendica i tagli imposti all’organizzazione per circa un miliardo di dollari, oltre ai 3.000 funzionari licenziati e il 25% dei caschi blu rimandati a casa: «Noi la chiamiamo la dieta dell’Onu, per riportarla a focalizzare l’attenzione su pace e sicurezza». Demolire in realtà è facile; la cosa difficile è costruire e farlo bene. Questo però non sembra interessare a Trump, perché il solo taglio di fondi e personale è un obiettivo che può rivendicare davanti ai sostenitori, travestendolo da riforma per legare le mani al Palazzo di Vetro su temi non graditi.
Lo sconsolato segretario generale uscente Guterres ha notato che «sarebbe difficile immaginare uno scenario più minaccioso di quello odierno». Fra la moltiplicazione dei conflitti, e «le tre minacce esistenziali dell’intelligenza artificiale fuori controllo, della crisi climatica e delle disuguaglianze, la cooperazione internazionale sarebbe più necessaria che mai». Il Consiglio di Sicurezza però è diviso come mai, mentre il cinese Xi e il russo Putin diserteranno l’Assemblea. Ci sarà una riunione dedicata all’AI con Sam Altman, ma Trump, già in lite con gli americani tipo Dario Amodei di Anthropic che vorrebbero regolarla, boccerà qualsiasi intervento dell’Onu, perché teme gli effetti negativi sull’economia e il rischio di essere scavalcato dalla Cina.
Su questo sfondo già complicato, il Palazzo di vetro dovrebbe individuare un nuovo segretario generale entro dicembre. Nessuno dei candidati rimasti in corsa, dopo il ritiro della cilena Bachelet, sembra avere l’appoggio di tutti i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Dopo il nome del presidente della Fifa Infantino, gli Usa fanno circolare quello di Nickolay Mladenov, rappresentante per Gaza del Board of Peace. Non proprio il segnale della ricerca di una soluzione condivisa, capace di rilanciare l’Onu.