corriere.it, 22 settembre 2026
Trump annuncia un accordo per comprare fertilizzanti dalla Bielorussia
Il presidente americano Donald Trump ha annunciato sul suo social Truth che «gli Stati Uniti stanno lavorando a un grande accordo relativo all’acquisto di potassa dalla Bielorussia». Washington compra all’estero enormi quantitativi di questi sali di potassio che vengono usati come fertilizzante e l’80 per cento delle importazioni provengono dal Canada, che produce circa un terzo di tutta la potassa immessa sul mercato nel mondo. «Il prezzo sarà decisamente inferiore a quello che attualmente paghiamo al Canada e questa è una buonissima notizia per i nostri agricoltori e per i proprietari di fattorie», ha concluso Trump.
Questo annuncio da parte del presidente americano va letto nel contesto della sua personale «guerra», soprattutto commerciale, con il Canada, e della sua volontà di riaprire canali commerciali con la Bielorussia di Alexander Lukashenko, che è il più fedele vassallo di Vladimir Putin. L’inviato americano John Coale, che in passato era già riuscito a far liberare dei prigionieri politici dalle carceri di Lukashenko, la scorsa settimana ha ottenuto da Minsk il rilascio di altri 25 dissidenti in cambio dell’eliminazione delle sanzioni precedentemente imposte dagli Stati Uniti americane a due società bielorusse. Minsk pretende però anche altre concessioni, tra cui lo sblocco di più di 40 milioni di dollari che sono rimasti «bloccati» all’interno del circuito bancario degli Stati Uniti.
Oltretutto Lukashenko, che pure lo scorso 11 settembre ha confermato di aver ripreso a vendere potassa agli Stati Uniti (la Bielorussia ne è il terzo produttore mondiale), ha anche ridimensionato la rilevanza delle possibili esportazioni: anche se volesse venderne grandi quantità ai Paesi occidentali, Minsk non potrebbe farlo, perché la gran parte delle scorte disponibili se le sono già assicurate altri acquirenti.
A questo si aggiungono ulteriori difficoltà: la Bielorussia non ha sbocchi sul mare e l’Unione Europea sanziona i commerci di Minsk a causa della sua alleanza con Putin e della persecuzione dei dissidenti politici. La potassa non potrebbe quindi passare per il porto lituano di Klaipeda, che ne era in precedenza la principale porta d’uscita, né per alcun altro scalo dell’Ue. Ciò costringerebbe Minsk e Washington a far transitare la merce attraverso i porti russi, con tutte le conseguenti difficoltà dettate dalle complessità logistiche e dal groviglio di sanzioni che intralcerebbero le operazioni. Tutto questo non contribuirebbe, quindi, a quella sostanziale diminuzione dei costi per gli agricoltori statunitensi già data praticamente per certa da Trump nel suo trionfalistico post su Truth.
Interpellata al riguardo, la leader in esilio dell’opposizione bielorussa Svetlana Tikhanovskaya ha detto all’Afp: «La nostra posizione è che non sia il momento di intrattenere rapporti commerciali con il regime, mentre tutti i proventi della potassa vengono destinati alla repressione e al sostegno della macchina da guerra russa», ma si è anche dichiarata fiduciosa che gli americani «sappiano chi sia Lukashenko» e che Trump sia consapevole di ciò che sta facendo.
Ai dubbi etici sull’opportunità di rinsaldare i legami commerciali con quello che è soprannominato da anni «l’ultimo dittatore d’Europa», si intrecciano poi anche considerazioni prudenziali dal punto di vista commerciale. Josh Linville, un analista citato dalla Reuters che segue il settore dei fertilizzanti per la società di servizi finanziari StoneX, non crede che la potassa bielorussa potrebbe avere un ruolo significativo per l’approvvigionamento degli agricoltori statunitensi e neanche per quanto riguarda la riduzione dei prezzi elevati che i farmer stanno attualmente pagando: «Temo che l’impatto sarebbe limitato», ha spiegato. «Non abbiamo mai avuto difficoltà a reperire la potassa. Di quella ne abbiamo più che a sufficienza. Sono i fertilizzanti a base di azoto e fosfati quelli per cui abbiamo bisogno di aiuto». E la carenza di questi prodotti è dovuta al blocco dei commerci attraverso lo Stretto di Hormuz a causa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran.