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 2026  settembre 22 Martedì calendario

Ero straniero: serve una riforma

Sono 131 mila gli stranieri – soprattutto colf e badanti – che hanno ottenuto un permesso di soggiorno in Italia grazie alla sanatoria realizzata dal Governo nel 2020, diventando di fatto regolari nel nostro Paese dopo un periodo di irregolarità e lavoro nero. Persone che sono emerse dalla «clandestinità» e diventate lavoratori e lavoratrici contrattualizzate. A rendere noti i numeri, elaborati dopo l’accesso ai dossier dei ministeri dell’Interno, del Lavoro e degli Esteri, è stata la campagna Ero Straniero lanciata nel 2017 dalla storica leader radicale recentemente scomparsa Emma Bonino.

Nell’ambito della sanatoria furono presentate complessivamente 207.542 domande, di cui meno della metà sono state rigettate.
La regolarizzazione degli stranieri prevedeva due canali: il primo attraverso la domanda del datore di lavoro, con controlli, pareri amministrativi, convocazione in Prefettura, firma del contratto di soggiorno e rilascio del permesso; il secondo tramite domanda individuale del lavoratore o della lavoratrice, riservata a chi poteva dimostrare un’esperienza lavorativa regolare nei settori previsti e un precedente soggiorno regolare, con una procedura più rapida. La maggior parte dei permessi rilasciati (52%) ha una durata di due anni, i restanti soltanto un anno o meno di un anno. E nella stragrande maggioranza dei casi, come detto, si tratta di persone – spesso indispensabili – che lavorano nell’assistenza domestica degli italiani.
La campagna Ero straniero – il cui punto di partenza è l’esigenza, non più rinviabile, di ridurre il bacino di persone in condizione irregolare favorendo l’ingresso o il ritorno di lavoratori nel mercato del lavoro regolare – ha inoltre calcolato le entrate per lo Stato derivanti dal pagamento dei contributi necessari per la presentazione della domanda e dagli oneri amministrativi, che ammontano a oltre 140 milioni.

Un’esigenza, quella di ridurre gli immigrati irregolari, dettata anche dall’alto numero di persone che vivono in Italia senza permesso di soggiorno, che a fine 2025 raggiungevano i 340 mila, nella maggior parte dei casi lavoratori e lavoratrici che però hanno un contratto in nero.
Partendo dal presupposto del calo demografico italiano e dal conseguente bisogno di forza lavoro, l’analisi della campagna mostra che non può essere un nuovo intervento di emersione, straordinario e limitato come la sanatoria (per altro adottata negli ultimi 25 anni sia da governi di sinistra che di destra), la soluzione per avere più stranieri lavoratori: «Serve introdurre un meccanismo su base individuale, sempre accessibile, organico alla normativa che disciplina l’ingresso e il soggiorno delle persone straniere, con requisiti precisi (disponibilità di un lavoro, legami familiari, radicamento nel territorio), verificabile e sottoposto a controlli».
Ci sarebbe il decreto flussi, l’atto con cui il Governo italiano stabilisce ogni anno il numero massimo di cittadini stranieri extracomunitari che possono entrare in Italia per motivi di lavoro subordinato, stagionale o autonomo. «Ma non funziona» è stato spiegato nel dossier, perché «il numero di quote di ingresso previste si converte in permessi di soggiorno per lavoro solo in minima parte». Relativamente ai flussi 2024 sono 24.858 i permessi di soggiorno in via di rilascio dalle Prefetture su 146.850 quote fissate, mentre per i flussi 2025 sono 14.349 i permessi su 181.450 quote stabilite dal governo per gli ingressi. Il rapporto resta 16,9% per i flussi 2024 e 7,9% per il 2025. Pochi lavoratori per la forza lavoro che invece servirebbe all’Italia. Una politica, quella del decreto flussi, che non funziona perché troppo burocratica e perché obbliga le aziende italiane ad assumere a distanza lavoratori stranieri che spesso non hanno mai incontrato.
I rimpatri
Il rapporto si sofferma anche sulla soluzione dei rimpatri per combattere l’irregolarità. Uno strumento inefficace, secondo la campagna Ero straniero. Anche in questo caso parlano i numeri. Nel quinquennio 2020-2024 sono stati adottati 141.675 provvedimenti di espulsione dal territorio nazionale. Nello stesso periodo 28.709 ingressi hanno interessato i Cpr (centri per il rimpatrio), il 20,3% dei decreti di espulsione, ma di questi sono stati solo 13.491 i rimpatri effettivi (il 9,5% del totale dei decreti di espulsione). Un esito negativo legato soprattutto alle difficoltà del rimpatrio a causa delle criticità nella cooperazione del Paese di origine.
Di fatto, si spiega nel rapporto, ricorrendo agli strumenti privilegiati finora per contrastare l’irregolarità, se si volessero rimpatriare le 340 mila persone stimate in condizione irregolare al primo gennaio 2025 in Italia, al ritmo dei 6.772 rimpatri complessivi del 2025, occorrerebbero oltre 50 anni.