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 2026  settembre 22 Martedì calendario

Salvini lancia la sfida ai nordisti: mi aspetto che qualcuno si candidi

E congresso sia. «Chiederò la fiducia alla mia comunità per occuparmi esclusivamente dei problemi degli italiani e non delle polemiche interne al partito». Matteo Salvini ha la voce increspata quando a sera, dopo quasi quattro ore di confronto serrato e con punte di nervosismo in Consiglio federale, conferma quel che aveva anticipato a sorpresa dal palco di Pontida. Con una precisazione sulle modalità che mostra come il segretario, uscito rinfrancato dalla prova del pratone bergamasco, voglia approfittarne per sbaragliare una volta per tutte il fronte nordista. A chi gli ha chiesto se ci sarà un congresso elettivo ha replicato che «io ci conto, aspetto che si candidi qualcun altro».
Chi possa essere lo sfidante è difficile immaginare in questo momento in cui vanno stabilite le regole (ci lavorerà una commissione per il regolamento), individuata una sede (Salvini vorrebbe che fosse Milano) ma soprattutto stabiliti i tempi. Il segretario vuole fare in fretta, ha parlato di ottobre, ma ci sono comunque procedure e adempimenti da rispettare. Né è chiaro quali saranno i delegati chiamati a votare: quelli delle assise di Firenze dello scorso anno o altri da eleggere in poche settimane?
Salvini, che si presenta sul portone di via Bellerio affiancato dalla sua vice Silvia Sardone (che conferma come candidata leghista alla poltrona di sindaco di Milano), tiene a rimarcare di essere saldo in sella: «Il Consiglio federale mi ha ribadito all’unanimità dei presenti la fiducia nel mio ruolo di segretario, ma come ho detto ieri voglio che sia il congresso che rappresenta tutti i militanti, tutti i sindaci, tutti i territori ad avere l’ultima parola». La precisazione sui «presenti» non è irrilevante. Alla riunione non erano presenti, per impegni precedenti, né Luca Zaia né Massimiliano Fedriga né Maurizio Fugatti (il veneto Alberto Stefani è stato bloccato da un incidente in auto sulla Brebemi senza gravi conseguenze). L’ipotesi di interventi in collegamento, Salvini ha replicato secco: «In alcuni momenti si discute guardandosi in faccia». Tra i dissidenti gli unici presenti erano il governatore lombardo Attilio Fontana (non votante) e il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. Ed entrambi sono stati sottoposti a una dura requisitoria da parte del segretario e di altri membri del Federale a lui vicinissimi. La colpa quella di aver scritto un libro di contestazione della linea politica del partito e aver rilasciato interviste polemiche.
A loro, e a quelli che li hanno sostenuti nelle scorse settimane, Salvini sottolinea: «Abbiamo convocato un congresso perché c’è la Lega che si occupa di tutta Italia. Poi l’ho detto a qualche giornalista che parlava della “fronda lombarda”: dovrebbero essere arrabbiate tutte le altre 19 regioni italiane, dovrebbero essere arrabbiati i veneti, i liguri, i toscani o i calabresi, perché su cinque ministri ci sono cinque ministri lombardi». L’alternativa a Salvini, comunque, ammesso che voglia materializzarsi (con le elezioni politiche all’orizzonte potrebbe essere più opportuno aspettare il verdetto dei cittadini), arriverà da lì, anche se al momento nessuno si sbilancia. C’è chi teme, invece, il pericolo di regolamenti di conti. Il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari cerca di rassicurare: «Non credo sarà un congresso di purghe». Il vicesegretario Claudio Durigon invita alla concordia. Ma i toni di ieri pomeriggio sono stati molto diversi.