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 2026  settembre 22 Martedì calendario

Maggioranza record per Putin

Vladimir Putin ha vinto un referendum. Poco importa che fossero delle semplici elezioni per il rinnovo della Duma, la Camera bassa del Parlamento russo. «La gente si è unita intorno al Paese, alla sovranità, ai suoi soldati». Il titolo a caratteri cubitali del sito Lenta.ru riassume in una sola frase il senso del voto. L’esito scontato e ampiamente prestabilito non deve indurre alla sottovalutazione dei numeri, che hanno una loro importanza. Russia Unita, il partito formalmente guidato da Dmitry Medvedev ma che è emanazione personale del presidente, si è aggiudicato un numero record di 355 seggi sui 450 della Duma.
Per la terza volta nella storia moderna del Paese, Russia Unita ottiene una maggioranza costituzionale, e questo potrebbe dare al suo proprietario la facoltà di cambiare a piacimento la Carta fondamentale. Anche nell’ultima Duma era così, ma con uno scarto limitato a pochi voti, che rendeva necessario il consenso di qualche altra formazione alleata, le uniche presenti in Parlamento, comunque sanguisughe desiderose di prebende e poltrone. Nei casi precedenti di maggioranza rotonda e indiscutibile, questa risorsa invece non è rimasta certo dormiente. Nel 2007 venne utilizzata per aumentare il mandato del presidente da quattro a sei anni. Nel 2020, le elezioni si erano svolte quattro anni prima, servì per adottare i famosi emendamenti costituzionali del 2020, che hanno dato a Vladimir Putin l’opportunità di correre ancora alla presidenza della Federazione Russa nel 2024 e nel 2030.
Il futuro non è mai scritto, ma in Russia lo è un po’ di più. Quarantanove tra partecipanti e veterani dell’Operazione militare speciale entreranno nella Duma con le liste di Russia Unita, altri 18 sono stati eletti correndo per altri partiti. Il quindici per cento dei nuovi parlamentari avrà un legame diretto con il conflitto in corso. I media russi sottolineano la massiccia affluenza alle urne nelle quattro regioni ucraine annesse nel 2022, per tutte superiore al 75%. Maneggiando questi dati ufficiali, il condizionale è d’obbligo, così come è comprensibile come l’urgenza di esibire al pubblico l’entusiasmo delle nuove regioni strappate all’Ucraina. Esulta la presidente del Consiglio di Federazione della Camera Alta, Valentina Matvienko. «I risultati testimoniano il sostegno profondo dei cittadini al presidente Putin, nel momento in cui è necessario ogni sforzo per raggiungere la vittoria». Stessa musica per il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, che parla di «un livello eccezionale di coesione della società russa attorno al capo dello Stato».
Appare chiaro qual è il punto di caduta. Rispetto alle ultime elezioni del 2021, e anche alle presidenziali del 2024, la vita dei russi è cambiata. Putin aveva bisogno di esibire un voto che gli desse una nuova e piena legittimità per quel che sta facendo. «Questo rinnovo della Duma ha un significato di politica estera molto specifico», sostiene l’esperto del Consiglio russo per gli affari internazionali Alexej Naumov. «Perché dimostra al pubblico esterno che la leadership russa non solo tiene sotto controllo la situazione nel Paese, ma è anche convinta del fatto che un risultato benefico del conflitto russo-ucraino è inevitabile». A unire i puntini, iniziando da un Parlamento affollato di soldati, si arriva facilmente alla stessa conclusione. «Il futuro della Russia sarà determinato sul campo di battaglia» scrive il Moskovskij Komsomolets, forse il giornale più preciso nel delineare la linea e le intenzioni del Cremlino. «In tempi non pacifici, una spada simbolica vale più di una semplice scheda elettorale».