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 2026  settembre 22 Martedì calendario

Xi domani a Washington. Ma è Donald che ha bisogno dell’aiuto cinese

Per anni, il presidente degli Stati Uniti riceveva il suo ospite della superpotenza di turno e prendeva nota delle richieste. Ronald Reagan e George Bush padre ascoltavano Mikhail Gorbaciov che chiedeva di rallentare il riarmo o, semplicemente, un prestito. Bill Clinton ascoltava Jiang Zemin, nel 1997, che lo pregava di far entrare la Cina nell’Organizzazione mondiale del commercio o di togliere le sanzioni seguite alla strage di Tienanmen.
Stavolta è diverso. Quando domani Xi Jinping scenderà le scalette del suo aereo alla base di St.Andrews, nel Maryland, ad accoglierlo ci sarà un presidente americano che ha un po’ più da chiedere che da offrire. Soprattutto ha bisogno di un favore più grande degli altri, implicito quanto essenziale: a Donald Trump serve l’aiuto della Cina per riaprire gli stretti mediorientali e uscire dal pantano del Golfo.
La Cina è stata per anni l’acquirente di circa il 90 per cento del greggio dell’Iran e torna ad esserlo per ogni petroliera che riesce ancora a navigare. Dunque è la principale finanziatrice di Teheran. La Cina è anche il suo principale alleato politico, impegnata a rifornire la Repubblica islamica via terra con sempre frequenti treni-cargo da Xian a Teheran.
Xi Jinping ha dunque il potere, se vuole, di ammorbidire i guardiani della rivoluzione e facilitare almeno un po’ i transiti navali da Hormuz e da Bab el-Mandeb (presidiato dagli Houthi, alleati dell’Iran).
Per questo il presidente Trump non ha mai avuto tanto bisogno di Xi. Ma la collaborazione di Pechino per stabilizzare il quadro internazionale e suturare le ferite del Golfo non può essere gratis. La lista delle pretese dei cinesi è nota. Vogliono una dichiarazione in cui gli Stati Uniti si oppongano all’indipendenza di Taiwan. Vogliono che Trump tenga bloccate per sempre – come sta facendo per il momento – le forniture di armi per 14 miliardi di dollari al governo di Taipei già «pre-autorizzate» dal Congresso mesi fa.
I negoziatori di Pechino, naturalmente, hanno anche priorità commerciali e tecnologiche. Aspirano alla levata del divieto della Casa Bianca, che oggi blocca la vendita alla Cina di alcuni dei semiconduttori più avanzati per l’intelligenza artificiale. Quel bando scade il 10 novembre; lo stesso giorno in cui scade la «tregua» commerciale che da un anno permette alle imprese americane di continuare a importare magneti di terre rare cinesi per produzioni di ogni tipo, dalla difesa, allo spazio, ai macchinari medici.
Qui si gioca uno dei passaggi più delicati della visita di Stato a Washington, destinata a chiudersi venerdì con un tè fra Trump e Xi e le rispettive mogli.
Il leader Usa vuole ottenere concessioni sulle terre rare – di cui la Cina ha quasi il monopolio mondiale – prima di allungare la tregua sui dazi. Il leader cinese invece vorrebbe sì avere accesso ai semiconduttori americani, ma rifiuta di farsi coinvolgere in qualunque discussione su una «frenata» nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Di rallentare (in teoria, per ragioni di sicurezza) ora parlano soprattutto i grandi laboratori di San Francisco – Anthropic e OpenAI – perché in realtà si sono già indebitati fin troppo per investire. Ma i laboratori cinesi hanno ancora qualche mese di ritardo nello sviluppo rispetto ai concorrenti di Silicon Valley, e non hanno gli stessi problemi finanziari. Dunque vogliono continuare a correre, come Xi lascerà capire.
Gli spazi per veri accordi fra lui e Trump sono dunque limitati. Il prolungamento della tregua commerciale e sulle terre rare arriverà, forse non in questi giorni. Ma il tycoon non può accettare le condizioni poste dalla Cina per mediare con l’Iran. Ci sarà un calo dei dazi su beni meno strategici, incluso forse il gas liquido americano esportato in Cina.
Si parlerà di produzione di auto elettriche cinesi in impianti negli Stati Uniti, anche se non di importazioni. I toni saranno distesi, i risultati limitati. Ma per la prima volta la superpotenza che ha più favori da chiedere – senza ottenerli – sarà quella basata fra l’oceano Atlantico e il Pacifico.