Corriere della Sera, 22 settembre 2026
Campagna a destra, città a sinistra: Germania divisa in due
Città rosse, campagne blu. Centri urbani ai socialdemocratici, aree rurali all’AfD. L’analisi del voto nel Meclemburgo-Pomerania conferma una dinamica che ora investe l’intera Germania e in realtà travalica anche i confini tedeschi, come mostrano i grafici dei comportamenti elettorali in Francia e negli Stati Uniti.
Con una campagna tagliata su misura per la loro candidata, la premier uscente Manuela Schwesig, la Spd è risultata in testa soprattutto nelle città, dove in media il livello d’istruzione dei votanti è più alto. Nonostante il forte recupero, questo tuttavia non le è bastato a vincere le elezioni, dove ha ottenuto il 35,5%, quasi tre punti in meno di AfD. Nei centri urbani, infatti, il vantaggio della Spd sull’estrema destra è inferiore a quello registrato da quest’ultima nelle aree rurali, dove vivono i due terzi della popolazione del Land. Anche Verdi e Linke comunque sono due volte più forti nei centri urbani che nelle campagne, a conferma che più sale il livello di istruzione meno forte è il consenso per AfD. Solo per la Cdu la musica non cambia: che siano centri urbani o zone rurali, l’Unione cristiano-democratica è sprofondata a livelli miserabili.
Il trend è già stato osservato due settimane fa in Sassonia-Anhalt, dove nelle zone rurali AfD ha superato quasi ovunque il 50% dei voti. La stessa dinamica era stata registrata in Sassonia e nella Turingia, altri due Land dell’Est, nel 2024. Ma diverse analisi mostrano che in buona misura è vera anche all’Ovest: c’è meno supporto per AfD in luoghi come Berlino, Colonia, Amburgo, Lipsia, Dresda, Monaco e Stoccarda, tutte città più cosmopolite e diversificate, dove la popolazione è più resiliente all’avanzare dell’estrema destra.
Secondo Andreas Möller, capo delle comunicazioni di una grossa azienda privata, che vive a Berlino ma è originario del Meclemburgo, è in corso oggi in Germania una vera e propria «Kulturkampf», una battaglia culturale tra città e campagna, dove gli abitanti dei centri urbani coltivano un atteggiamento accusatorio verso i loro connazionali che vivono nelle aree rurali: «A differenza degli Stati Uniti, dove tra città e campagna c’è assoluta assenza di dialogo, qui il problema è diverso, anche se parlarsi di più non sarebbe male: chi vive nelle città non capisce il dramma dei cambiamenti strutturali avvenuti nel resto del Paese. Faccio un esempio: ad Amburgo, l’acquisto obbligatorio di una pompa di calore con cui sostituire lo scaldabagno costa lo 0,1% del valore immobiliare di una casa, a Est un immobile di uguali dimensioni vale sì e no 90 mila euro e acquistare una pompa diventa per le persone proibitivo».
Möller cita anche un altro esempio della faglia culturale tra città e campagna in Germania: il lupo. «Il ritorno dei lupi per chi vive in città è il segnale della riabilitazione e del riuscito ripristino della natura. Ma nelle zone rurali è una concreta limitazione della vita e della produzione agricola. Penso che nei piccoli villaggi, dove avvengono le incursioni dei branchi e la gente si sente minacciata, è ragionevole autorizzarne l’abbattimento».
Nei 36 anni seguiti alla riunificazione, la maggior parte dei villaggi dell’Est hanno perduto popolazione, posti di lavoro, aziende e infrastrutture. Non ci sono più scuole, banche, bar, chiese, i giovani se ne vanno. «La desertificazione sociale è la vera minaccia alla democrazia», dice il geografo Gerhard Henkel, considerato l’avvocato dei villaggi tedeschi.
Secondo Möller, occorrerebbe smettere di vedere la campagna solo come un’area per la produzione di energia pulita (la maggior parte dei parchi eolici sono all’Est) e di prodotti biologici, cercando invece di farsi carico delle condizioni reali: «Cosa significa dover fare 100 chilometri per andare dal medico? Perché sono spariti i club sportivi? Come si può assicurare l’assistenza agli anziani?».