Corriere della Sera, 22 settembre 2026
Merz all’angolo resiste e demonizza la Linke: «Antidemocratica»
Il giorno dopo, Friedrich Merz non cambia una virgola della sua strategia. E riparte dalla promessa di andare avanti – dopo la doppia sconfitta in Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino – per realizzare quello che ritiene il proprio «compito storico», fare le riforme. Almeno, così si ripresenta in pubblico.
L’incontro è alle 13.30 alla Konrad-Adenauer-Haus, la sede Cdu. L’aggiustamento dei dati in notturna ha certificato l’uscita della Cdu dal Parlamento in Meclemburgo, per la prima volta nel dopoguerra: l’unico segnale di tensioni (o almeno di discussioni) interne, è che compare in ritardo. Porta un messaggio alla Spd, partner di governo a Berlino: «Sono grato che questa mattina abbiamo sentito dai socialdemocratici che intendono restare nella coalizione a Berlino». In sostanza, che non lo abbandonano.
E questa volontà, dice, «vale anche per noi, e vale anche per me. Insieme siamo determinati ad affrontare le sfide storiche che il nostro Paese ha davanti a sé», e ad «essere all’altezza». Il compito, che Merz si assegna, è fronteggiare la crescita delle ali estreme: e inserisce anche la Linke tra queste forze radicali, «non democratiche», quelle che a Berlino secondo lui avrebbero raggiunto il 40% dei voti. «È in gioco niente di meno, e niente di più, che il futuro democratico del nostro Paese». Per questo, comparendo al fianco del suo candidato berlinese Stefan Evers (sconfitto dalla Linke), ribadisce che il voto è «una profonda cesura».
In realtà, è proprio l’appello alla Spd, il ringraziamento per il semplice fatto di non averlo abbandonato, a mostrare una linea di faglia. I socialdemocratici, spinti anche dal recupero di Manuela Schwesig nel Meclemburgo (contraria alle riforme del governo sulle pensioni), chiedono di rivedere le riforme in modo meno «punitivo» per la propria base. D’altra parte né la Spd né la Cdu possono permettersi la crisi o il voto anticipato, visti i sondaggi nazionali: un’ulteriore limitazione per entrambe.
Merz ha ripetuto, come due settimane fa, di sapere che il messaggio del governo non arriva più agli elettori. «Sappiamo di avere grandi problemi di consenso. Sappiamo che non riusciamo più a raggiungere ampie parti della popolazione». Ha provato a mostrarsi compassionevole. «Sappiamo che dobbiamo ai cittadini risposte alle loro preoccupazioni. È il compito storico del centro politico, nel suo complesso, rendere il nostro Paese pronto per i prossimi anni. Gli estremisti fanno credere che esistano soluzioni semplici, ma chiunque abbia governato almeno una volta sa che non esistono».
Infine, si è addentrato nella politica più ordinaria. Ha detto che la decisione su chi sarà sindaco a Berlino spetta alla Spd e ai Verdi: se cioè appoggiare la vincitrice Linke o la perdente Cdu, perché entrambe le coalizioni avrebbero sulla carta i voti per governare. Poi ha sferrato un attacco frontale alla Linke, sua tradizionale bestia nera (sebbene «la Sinistra» abbia acconsentito con galanteria alla sua elezione, nel momento del bisogno, 16 mesi fa, permettendo che si rivotasse subito dopo la prima bocciatura nel giorno del suo insediamento). Ha detto che la sua proposta sugli espropri dei grandi gruppi immobiliari a Berlino porterà la città alla rovina. E ha annunciato che il suo governo si opporrà al progetto: «Stiamo lavorando a una legge che mandi in tutto il mondo un messaggio chiaro: in Germania nessuno viene espropriato».
Infine, ha attaccato indirettamente, senza nominarla, la Linke anche sull’antisemitismo, tema su cui ha sempre mostrato molta sensibilità. Ha evocato certi episodi che hanno coinvolto simpatizzanti del partito a Berlino, pur condannati dai vertici. «Quello che soprattutto mi preoccupa è che a Berlino assistiamo a un antisemitismo aperto e radicale. Il fatto che la vita ebraica in Germania non sia più sicura è l’eredità più pesante degli ultimi anni». Ha promesso che lotterà con tutte le forze, con tutte le risorse disponibili, perché la vita degli ebrei in Germania resti sicura. E qui è stato il suo momento migliore.
Nelle prossime settimane e mesi, dovrà convincere i compagni di viaggio ad andare avanti con lui. La sua assicurazione migliore, per ora, è che né nella Spd né nella Cdu nessuno ha in mano una soluzione alternativa.