Corriere della Sera, 22 settembre 2026
Mattarella: la scuola è integrazione. Deve creare legami, non ghetti
«La scuola è aperta a tutti», spalanca porte e finestre Sergio Mattarella e gli studenti in t-shirt azzurra gli dedicano l’applauso più forte dell’intero discorso. Per inaugurare l’anno scolastico il presidente ha scelto un luogo altamente simbolico: Amatrice, l’antico Comune del Lazio straziato dal terremoto nel 2016. Dieci anni dopo, gru e impalcature testimoniano ferite difficili da rimarginare. L’inquilino del Quirinale rende omaggio ai 299 morti, poi visita le aule dell’istituto intitolato a Sergio Marchionne. Dopo il sisma l’allora ad di Fca mise all’asta una Ferrari e, con 6,5 milioni di incasso, consentì di ricostruire elementari, medie, liceo.
Mattarella sale sul palco con vista sui Monti della Laga e, in diretta Rai e davanti al ministro Giuseppe Valditara e al presidente della Fondazione Agnelli John Elkann, disegna la scuola del futuro. Ponti e non barriere. Mani tese. Inclusione. Integrazione. Valori umani. Una scuola che deve aiutare a superare «i muri dell’indifferenza e della incomunicabilità». Aiutare «a non formare ghetti». Per il capo dello Stato la scuola è «la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati».
Mattarella non gira attorno al grande tema elettorale di questi giorni e racconta la scuola «all’altezza dei tempi nuovi». Una scuola molto diversa e lontana da quella di Roberto Vannacci, che ha sostenuto l’idea di classi separate e differenziate e nel cui programma c’è il rifiuto «categorico» dello ius scholae. E – pur senza riferimenti diretti all’annuncio di Giorgia Meloni di un decreto per imporre il divieto del burqa in classe e il tetto del 30% di ragazzi stranieri nelle aule italiane – una scuola che sappia «includere, recuperare, ricostruire».
Coesione sociale
Il passaggio centrale del discorso farà riflettere: «La scuola prepara tutti, “è aperta a tutti”. Così dispone l’articolo 34 della Costituzione. Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale». È un appello alle istituzioni, al governo, alle famiglie e a tutto il mondo dell’istruzione, scosso da notizie di cronaca che hanno provocato forte sgomento.
La Carta
Mattarella condanna il «grave episodio» dell’aggressione della professoressa da parte di un tredicenne a Roma. Condanna il «bullismo che infierisce sul più debole» e sul diverso ed è severo anche con i genitori, che troppo spesso tradiscono la «fondamentale alleanza con gli insegnanti» minacciando e aggredendo. Il presidente respinge come «intollerabili gli episodi di violenza e sopraffazione ai danni di ragazze» e di nuovo, indirettamente, evoca le suggestioni delle destre estreme: «Inaccettabili anche quelle forme più ovattate di oppressione nei loro confronti, quelle pretese miserabili di supremazia e di impossessamento».
Etica condivisa
La chiave, per il presidente della Repubblica, non è tanto stabilire codici di comportamento, quanto «riconoscere un’etica condivisa». Gli insegnanti non devono essere lasciati soli dalla società, «le istituzioni non devono recedere dalla loro responsabilità in contesti difficili» e tutti devono dare il massimo per sconfiggere la dispersione scolastica. In un mondo che cambia al ritmo di «macchine sempre più intelligenti», il presidente parla di amicizia, premura, responsabilità verso gli altri come «strada della libertà». Ricorda quanto conoscenza e studio siano «importanti per la vita». Cita lo scrittore Milan Kundera e invita a non inseguire la rapidità come «condizione esistenziale».
Il richiamo dei vescovi
Un discorso, quello di Mattarella, che ha diversi punti di contatto con il messaggio del cardinale Matteo Zuppi a studenti e insegnanti. Per il presidente dei vescovi «una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace». La sfida per sconfiggere le diseguaglianze educative non è più rinviabile, incalza Zuppi: «Non possiamo accettare che il luogo di nascita determini le opportunità di apprendimento». Dialogando con Alberto Angela, Mattarella ha spronato gli studenti a «guardare con fiducia al futuro» e ha seminato qualche ricordo di giovinezza: «Avevo una pessima grafia».