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 2026  settembre 20 Domenica calendario

«Diversidade» curva che dura da 60 anni

Può una curva assumere vita propria e cambiare quella di migliaia di persone? Prendete la tilde, quel segno grafico sinuoso e bellissimo che corona la «a» di São Paulo. Ora, trasformatela in un palazzo di 32 piani e metteteci dentro 5.000 abitanti di estrazione sociale diversa, divisi in 1.160 alloggi, con 70 negozi, ristoranti e tanto altro: otterrete l’Edifício Copan, il più grande complesso residenziale dell’America Latina, così vasto da avere un codice postale tutto per sé. Un gigante d’autore – lo disegnò l’architetto brasiliano Oscar Niemeyer – che nel 2026 compie 60 anni, festeggiati con opere e iniziative che fanno riflettere su geometria e convivenza, progetto e utopia.
115 metri d’altezza, 120.000 mq di superficie costruita, 22 ascensori e una popolazione che supera quella di molte cittadine del Brasile: il Copan – dal nome della Companhia Pan-Americana de Hotéis e Turismo – nacque dall’incrocio tra il Rockefeller Center di New York e l’Unité d’habitation di Le Corbusier a Marsiglia, che però ospita «solo» 1.600 abitanti. Niemeyer, membro del Partito Comunista Brasiliano, puntava a qualcosa di più radicale, specie per il mix sociale – gli impiegati a fianco dei padroni – in questo moderno falansterio. Non è l’unica differenza: acerrimo nemico dell’angolo retto, scelse la curva – come un’onda increspata tra tanti scatoloni anonimi – per ingentilire un gesto perentorio nel centro di São Paulo. Diversamente da molti mega-condomini novecenteschi (vedi il Corviale a Roma), il Copan sta infatti proprio nel cuore della metropoli.
L’architettura del Copan, oggi in parte vincolata, possiede finezze ben catturate da bravi fotografi come Leonardo Finotti. Ad esempio, le curve di legno e cemento che ricordano Alvar Aalto; le scale elicoidali antincendio che salgono dalla terra al cielo; 115 milioni di piastrelline (pastilhas) ceramiche; enormi facciate di vetro ritmate da frangisole («brise») e pareti di «cobogó», blocchi forati che – ispirandosi al mashrabiya arabo – filtrano luce e aria. Per non parlare del panorama dalla cima.
La vita del Copan non è stata semplice. Problemi di finanziamento bloccarono il cantiere fino al 1957, bucando i festeggiamenti per il Quarto Centenario di São Paulo (1954) per cui era stato pensato. Niemeyer, che veniva da Rio de Janeiro, era ormai troppo preso dalla costruzione di Brasilia. Mollò e poi rinnegò il progetto, che fu ridimensionato (erano previste una torre di hotel, terrazze verdi, ecc.) e passò nelle mani di Carlos Lemos. Ma i guai si addensarono dagli anni 70 con il declino del quartiere e dell’edificio, trasformato in un ghetto, una favela verticale scena di rapine, spaccio e prostituzione.
Negli anni 90 ci fu un’inversione di tendenza con l’avvento della classe media e un nuovo amministratore: Affonso Celso Prazeres de Oliveira, abitante dal 1963, che usò il pugno di ferro. Qualcuno parlò di modi dittatoriali, ricordando il caso di Maria Lima das Graças, che per 42 anni governò il «Conjunto Juscelino Kubitschek» – famoso edificio di Belo Horizonte – con metodi intimidatori (se capite il portoghese, ascoltate il podcast «A Síndica»). Per molti altri, Don Affonso fu un amministratore eccezionale. È morto alla fine dell’anno scorso, a 86 anni.
Le biografie di migliaia di inquilini, insieme a quella dell’edificio, hanno ispirato innumerevoli opere. In Arca sem Noé (L’arca senza Noè, 1994), la scrittrice Regina Rheda raccontò le storie degli abitanti, tra realtà e finzione, come l’anziana Dona Adelaide che ammazza il vicino perché non butta la spazzatura. Appena uscito è il poliziesco Crime no Copan (2026) di Victor Bonini, con in copertina un uomo gettato dal palazzo. Ormai l’edificio è scenografia di shooting patinati (nel 2017 Olaf Heine vi fotografò gli U2), mentre sempre più gente vi cerca casa, attratta dalla diversidade del complesso, sospeso tra l’atmosfera di un quartiere ancora piuttosto ruvido e la vivacità del suo basamento. Nella Galeria ci sono attività di ogni tipo: dal «Bar da Dona Onça», della chef Janaína Rueda, al «Café Floresta» (il più antico); il fioraio «Existe Flor em SP»; la libreria «Megafauna» (sul sito c’è il bel podcast «Copan: edifício em movimento») e persino un negozio di noleggio DVD, oggetto di un recente cortometraggio (Video Connection, di Sérgio Rizzo, 2025). Dal 2012, l’associazione culturale Pivô ha invece riattivato gli spazi vuoti organizzando, gratis per il pubblico, oltre 60 mostre. Nel 2026 ha riaperto anche – dopo 40 anni – il vecchio cinema «Cine Copan» con una rappresentazione dell’Amleto («Ser ou não ser?») nella nudità del cemento a vista della sala, ancora in ristrutturazione.
Infine, in questi mesi viene presentato all’estero il documentario di Carine Wallauer (Copan, 2025), che in Brasile – per il genere – si connette idealmente a quello di Eduardo Coutinho su un palazzo di Rio de Janeiro (Edifício Master, 2002, pluripremiato). Anche qui l’esistenza degli abitanti s’intreccia a quella delle stanze che la contengono, ma con una prospettiva più inquieta. La regista, già residente nel Copan, alterna viste aeree di una São Paulo da Blade Runner e la dimensione intima degli inquilini, tra cui spicca KL Jay, deejay del celebre gruppo rap «Racionais MC’s» (I Razionali) che firma la colonna sonora. Al centro della narrazione c’è l’ansia collettiva che attraversò l’edificio durante il ballottaggio presidenziale del 2022 tra Lula da Silva e Jair Bolsonaro, evento che viene accostato alle elezioni per l’amministratore del Copan, vinte da Don Affonso – unico candidato – per il sedicesimo mandato.
Così, l’assemblea (online) di condominio diviene metafora dei meccanismi di potere e dei contrasti strutturali della politica e della società brasiliane, con timori di brogli e soprusi («abbiamo abbastanza voti per metterti a tacere!», grida Affonso). Viene in mente il distopico Condominium di J.G. Ballard, mentre le finestre virtuali evocano quelle di Niemeyer. Il prossimo ottobre la storia si ripeterà, con Lula contro Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente. Ancora una volta, il Copan sarà uno degli osservatori migliori per vedere dove va il paese.