Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  settembre 21 Lunedì calendario

Gli zombie d’America: 50mila morti di oppioidi

Gli oppioidi e infine il fentanyl. C’erano delle foto in cui si vedevano dei neonati già in astinenza alla nascita, per colpa dei genitori: e poi famiglie, funerali. Le immagini le ha pubblicate Time nel marzo 2018. Ma già 5 anni prima, nel documentario Oxyana, presentato al Tribeca Festival di New York, il regista aveva seguito gli abitanti di una cittadina della Virginia occidentale, Oceana, travolta dall’abuso dell’oppioide OxyContin, e perciò ribattezzata Oxyana dagli stessi abitanti: le avevano letteralmente cambiato il nome.
Negli Stati Uniti fu subito molto diverso, rispetto all’Europa e all’Italia: il volto iniziale non era quello del tossicodipendente di strada, ma dell’autista infortunato, l’operaio con la schiena rovinata, l’infermiera, la cassiera, l’impiegato, il veterano, la madre di famiglia, gente con una casa, un lavoro e nessuna consuetudine con droghe. Erano perlopiù americani bianchi della provincia e dei sobborghi appartenenti alla classe lavoratrice e al ceto medio: prima la dipendenza, poi risparmi finiti, oggetti venduti, la perdita del lavoro, il mercato nero, l’eroina, il fentanyl, la perdita anche della casa, lo sfascio della famiglia, infine la strada. E foto come quelle che circolano da qualche tempo: li vedi che restano in piedi anche da incoscienti, il busto inclinato, le braccia che pendono con solo le gambe a reggerli. A Kensington, Philadelphia, li filmano dalle auto come attrazioni di un turismo miserabile, li chiamano «zombie» perché immobilizzati tra la veglia e il coma. Nelle miscele che prendono c’è spesso anche xilazina, un tranquillante veterinario che prolunga la sedazione: secondo i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) la sua presenza nelle morti con fentanyl illegale è cresciuta del 276 per cento fra il 2019 e il 2022. Le foto mostrano la fine, ma nascondono il principio: basta un intervento chirugico, un incidente, un dolore e una ricetta; negli anni Novanta l’OxyContin e altri analgesici a base di ossicodone furono promossi e prescritti con una disinvoltura a noi fortunatamente sconosciuta, e i medici e i pazienti erano stati persino rassicurati sul rischio di dipendenza. Ma l’organismo sviluppava una tolleranza in un niente. Purdue Pharma finì alla sbarra per avere ingannato medici e pazienti sui rischi dell’OxyContin, i vertici di Insys Therapeutics finirono in carcere per aver corrotto medici affinché aumentassero le prescrizioni di uno spray al fentanyl. La spirale è quella: scade la prima prescrizione e allora tizio cerca un altro medico o compra le compresse da conoscenti o nei pill mills, cliniche che distribuivano ricette quasi industrialmente; sino alla pillola clandestina, che però costava troppo; l’eroina costava meno, e il fentanyl clandestino ancora meno (è fino a cinquanta volte più potente dell’eroina) e costava meno quindi a chi lo prendeva, a chi lo fabbricava e a chi lo trafficava.
Insomma, la peculiarità americana è che la medicina ordinaria aprì alla dipendenza una porta mai attraversata da tanti cittadini integrati, anche se, negli ultimi anni, l’epidemia (chiamiamola così) si è allargata e uccide duramente anche poveri, afroamericani e nativi.
Il quadro italiano non è nemmeno paragonabile, per ora. Il consumatore è soprattutto un uomo, non più giovane, con una storia di eroina e spesso già segnato dall’emarginazione: tra quelli in cura, la maggioranza ha più di cinquant’anni e ha usato oppioidi e fentanyl per endovena. Anche da noi ci sono lavoratori, genitori e dipendenze nate da farmaci prescritti, ma non si è verificato il passaggio (di massa) dal comune antidolorifico alla pillola clandestina e poi all’eroina e al fentanyl. Il divario misurabile è però quello dei morti: nel 2024 gli Stati Uniti registrarono 236 vittime di overdose per milione di abitanti, l’Italia meno di quattro, circa sessanta volte meno. Su fentanyl e dintorni la distanza è ancora più vasta: oltre 48mila morti americani contro cinque decessi italiani. In Italia esiste un pericolo da prevenire. Negli Stati Uniti la prevenzione è arrivata dopo la catastrofe. È la storia di due sistemi diversi: uno distribuì oppioidi su scala industriale e lasciò molti dipendenti; l’altro, il nostro, prescrive meno e mantiene una presa sanitaria pubblica anche dopo la caduta. In America la droga entrò nelle case da sola, in forma di medicina. Quando la ricetta finì, la dipendenza era già dentro. Fuori, in strada, rimasero i pazienti, futuri zombie.