la Repubblica, 21 settembre 2026
Germania: parte l’assalto a Merz, il cancelliere dimezzato
È il grande sconfitto delle ultime tre elezioni regionali. Eppure, Friedrich Merz non ha neanche atteso i risultati definitivi, non ha aspettato di capire se la sua Cdu sarebbe finita fuori dal parlamento regionale del Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Alle sei e qualche minuto, quando i primi exit poll stavano riempiendo ancora gli schermi televisivi, il cancelliere si è presentato davanti ai giornalisti e ha lanciato un messaggio tanto chiaro quanto disperato: io non mollo.
Merz non ha potuto negare che in particolare il risultato nella regione più a nordest della Germania «è un disastro». Ma il leader Cdu, poco incline all’autocritica, ha dato la colpa alla polarizzazione della politica, al rafforzamento dell’Afd e della Linke, che a Berlino ha persino vinto le elezioni. E si è nascosto dietro alla necessità di dover affrontare una situazione economica difficile: «Dobbiamo rendere il Paese in grado di affrontare il futuro», ha scandito davanti alle telecamere, aggiungendo che «dobbiamo fare le riforme». Insomma: «Ciò che dobbiamo fare adesso richiede una spina dorsale dritta, solidità e pazienza. E io le dimostrerò come leader della Cdu e soprattutto come cancelliere del nostro Paese». Ma ormai ci crede solo lui – fuori e dentro la Cdu. E ci sono due fatti che dimostrano quanto il cancelliere resti in bilico dopo le tre debacle consecutive subite dalla Cdu in Sassonia-Anhalt, Berlino e Meclemburgo-Pomerania.
Primo, Merz ha forzato la mano al partito convocando ieri pomeriggio i vertici perché lo sostenessero. Secondo, non ha aspettato la mattina dopo per commentare i risultati, come avviene di solito: ha sentito la necessità già ieri sera di allontanare ogni sospetto di dimissioni. Merz insiste per restare, sia come cancelliere, sia come leader del partito. Ma le pressioni su di lui restano mostruose. E la verità è che al momento mancano semplicemente delle alternative solide e credibili sia a lui sia al governo con la Spd.
Ma le cose potrebbero cambiare presto. Il rafforzamento della Spd in Meclemburgo-Pomerania, la straordinaria rimonta di Manuela Schwesig sull’Afd potrebbe ringalluzzire i socialdemocratici. Che hanno trovato una popolare, possibile candidata alle prossime elezioni politiche. E potrebbero essere tentati di frenare l’impeto riformista di Merz, soprattutto sulla riforma delle pensioni. A quel punto la fronda dell’ala destra della Cdu – quella che da mesi preme per un governo di minoranza – potrebbe diventare incontenibile.
Ieri l’edizione domenicale della Frankfurter Allgemeine Zeitung, organo di riferimento della Cdu, ha spiegato però perché un governo di minoranza sarebbe un enorme azzardo. Alla prima convergenza con l’Afd, gli altri partiti negherebbero per sempre il loro sostegno al partito del cancelliere. Merz cadrebbe ostaggio dell’ultradestra filo-Putin. E per il cancelliere la politica estera – dal sostegno all’Ucraina alla fedeltà alla Nato fino alle sanzioni alla Russia – diventerebbe letteralmente un incubo.
La seconda opzione di cui si parla ormai da mesi è che Merz venga sostituito in corsa. Consentirebbe di salvare il governo nero-rosso e scongiurare un ritorno alle urne che né la Cdu/Csu né la Spd vorrebbero mai rischiare, con gli attuali indici di popolarità in cantina. Dalle prime file del suo partito continuano a trapelare nomi dei suoi eventuali sostituti, ma sono a ben vedere tutte opzioni deboli.
Nel totonomi spicca il riluttante governatore del Nordreno-Vestfalia, Hendrik Wüst, che preferirebbe però scavallare l’importante elezione in primavera nella sua regione, prima di traslocare a Berlino. Poi c’è lo scalpitante governatore della Baviera e leader della Cdu, Markus Söder, che non ha mai digerito il fatto di non essere diventato il candidato cancelliere nel 2021, quando aveva avuto buone chances di sfidare Olaf Scholz ma era stato scalzato da una manovra della Cdu. Ma come ci ha fatto notare ieri sera una fonte governativa: «Lei ce la vede la Spd votare per Söder, dopo tutti i dubbi già manifestati su Merz?».
Il nuovo cancelliere dovrebbe essere votato comunque dal Bundestag: ad oggi si mormora che i famosi 18 franchi tiratori che negarono al primo voto il loro assenso a Merz, quando il Parlamento votò per il cancelliere, provenissero dalla Spd. Una parte dei socialdemocratici non gli ha mai perdonato un breve flirt con l’Afd prima delle elezioni, quando Merz si fece approvare una mozione anti-migranti dall’ultradestra.
Nelle ultime ore sono emersi due ulteriori candidati: il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt, anche lui della Csu, apprezzato finora come ottimo mediatore nella coalizione con la Spd – ma potrebbe inciampare sul “nein” del suo stesso leader Söder. E il governatore dell’Assia, Boris Rhein, di cui però molti fanno notare che si tratta soprattutto di un autocandidatura. Comunque vada, le prossime settimane resteranno durissime, per Merz.