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 2026  settembre 21 Lunedì calendario

I nuraghi della Sardegna candidati all’Unesco

Oltre ventimila monumenti, una civiltà che ha coperto un arco di oltre mille anni, dal 1800 all’800 avanti Cristo, un patrimonio inserito in un contesto geografico straordinario: sono questi i punti forti dei nuraghi, dei pozzi sacri e delle tombe dei giganti della Sardegna, che oggi ufficialmente vengono candidati per diventare beni Unesco. La Sardegna protostorica arriva a Parigi con la candidatura «Architettura e spazi di culto, la sacralità della Sardegna protostorica», scelta dal ministero della Cultura per rappresentare l’Italia. La valutazione preliminare dell’istanza apre così una nuova fase del percorso verso l’eventuale riconoscimento internazionale.
Dietro il dossier c’è un percorso cominciato nel 2020 con l’iniziativa dell’Associazione «Sardegna Terra di Nuraghi». Da allora la proposta ha raccolto un sostegno diffuso in tutta l’Isola, fino al coinvolgimento dei 377 Comuni sardi, dando alla candidatura una dimensione istituzionale.
I numeri restituiscono la dimensione del patrimonio: in circa 24.000 chilometri quadrati di territorio sono presenti oltre 20.000 monumenti di epoca preistorica e protostorica. Torri, villaggi, pozzi sacri e tombe dei giganti raccontano una civiltà sviluppatasi nell’arco di oltre mille anni, tra il 1800 e l’800 avanti Cristo.
I nuraghi rappresentano la testimonianza più riconoscibile, ma costituiscono soltanto una parte di un sistema archeologico molto più ampio. 
Al centro del dossier ci sono soprattutto gli spazi legati alla sacralità. I Pozzi Sacri testimoniano il rapporto con l’acqua e il suo ruolo nelle pratiche rituali; le tombe dei giganti restituiscono invece una concezione della morte, della memoria e della dimensione collettiva della comunità. Intorno a queste architetture rimangono interrogativi ancora aperti: la loro funzione, il significato di alcune scelte costruttive e le pratiche religiose alle quali erano legate continuano a essere oggetto di studio.
È proprio questa combinazione di conoscenze acquisite e domande ancora aperte a rendere il patrimonio protostorico sardo un campo di ricerca di grande interesse. Dietro le pietre emerge infatti un sistema culturale complesso, dove si mescolano architettura, rapporto con l’acqua, ritualità, territorio e rapporto con la morte. L’obiettivo è portare allo sguardo internazionale una visione complessiva: un nuraghe, un Pozzo Sacro o una tomba monumentale non sono soltanto singoli luoghi da visitare, ma parti di un paesaggio nel quale migliaia di testimonianze archeologiche si connettono raccontando una storia comune.
«Siamo grati alla commissione nazionale Unesco e al ministero della Cultura per aver scelto l’istanza relativa alla spiritualità e alla sacralità dei monumenti della civiltà nuragica per andare a Parigi a rappresentare l’Italia all’Unesco», commenta Pierpaolo Vargiu, presidente dell’Associazione «Sardegna Terra di Nuraghi». «Per la Sardegna è un momento estremamente importante e di grande orgoglio», prosegue Vargiu, sottolineando che il passaggio sia «motivo di orgoglio per l’Italia intera perché il riconoscimento di questa civiltà che ha lasciato un patrimonio straordinario e unico al mondo nella nostra terra può diventare se adeguatamente narrata un volano culturale e di sviluppo straordinario per la Sardegna e per l’Italia».
La strada verso l’eventuale iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale è ancora lunga. Ma qualcosa è già cambiato. La candidatura è il primo passo per riconoscere ciò che la Sardegna conserva e creare le condizioni perché quella storia venga conosciuta, studiata e raccontata nella sua interezza. Le Domus de Janas, le celebri «case delle fate» della Sardegna, sono diventate ufficialmente patrimonio dell’umanità UNESCO a luglio 2025 a Parigi.