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 2026  settembre 21 Lunedì calendario

Conte, i giovani e la descrizione di un Paese (inesistente)

L’assemblea Nova ha chiarito il perimetro del programma del movimento Cinquestelle per le prossime elezioni. Ora le proposte del partito di Giuseppe Conte dovranno essere rese compatibili con la piattaforma del futuribile campo largo, o come si chiamerà l’alleanza di centrosinistra. Se c’è un merito ascrivibile ai Cinquestelle è quello di aver separato, in una sorta di patto generazionale, tutte le idee che riguardano i pochi giovani che abbiamo, dal resto del programma. 
Ovvero c’è un’enfasi sulle prossime generazioni che non si può non condividere anche se, leggendole, ci si chiede come mai il governo del Conte 1, quello gialloverde, abbia potuto varare la costosissima misura di Quota 100 che è tutto meno che l’osservanza di un patto generazionale. Anzi, fu la sua negazione. Ma l’autocritica non è una virtù diffusa. Non si può che essere d’accordo sulla proposta di abbassare a 16 anni l’età del voto. E, in linea di principio, va valutata con attenzione anche l’idea di far pagare meno tasse nei primi impieghi, al di sotto dei 35 anni, con aliquote crescenti. Qualcosa che assomiglia alla Start tax, proposta da Matteo Renzi. Così la garanzia previdenziale per i giovani rappresenta un’idea percorribile. Il cosiddetto «Conto futuro» (assegno personale di formazione), «Capitale 18» (quindicimila euro a chi compie 18 anni con famiglia a basso reddito, spendibile solo per studio, formazione e avvio di attività) e «Reddito creativo» (mille euro al mese per lavori creativi e nella cultura) appaiono la riedizione del reddito di cittadinanza. In formato giovanile. 
Anche in questo caso è mancata una riflessione sugli aspetti negativi di quell’esperienza, sempre varata con il Conte 1. Ma soprattutto si descrive un Paese (inesistente) che può permettersi di distribuire senza il problema di produrre. Le coperture sono, come sempre, aleatorie, oltre che insufficienti. Troppo poco l’aggravio dell’imposta di successione. Poi siamo alle solite, la riduzione di qualche sussidio e un intervento sulle spese fiscali, già promesso in passato e dimenticato una volta al governo. E, infine, la lotta all’evasione fiscale, grande classico della ricerca affannosa, e senza costi elettorali, delle coperture. In realtà, quegli introiti, dovrebbero andare a riduzione del debito pubblico, di cui nessuno, non solo i Cinquestelle, si intesta più una qualche idea di riduzione.